Divisi tra Asturie e Cantabria, questi monti hanno una loro storia gloriosa. Le tracce dei primi insediamenti umani risalgono infatti a 40.000 anni fa (nella grotta di Tito Bustillo, scoperta solo nel 1968, si trovano antichissime pitture rupestri). Dai loro inaccessibili rifugi questi popoli combatterono duramente contro i Romani prima e gli Arabi poi, isolandosi sempre più e impedendo perfino ogni matrimonio misto.

Da qui l’orgoglio dei popoli, un tempo chiamati Astures e Cantabros, di dichiararsi gli unici ispanici purosangue. Proprio da questi monti partì la Reconquista, che doveva espellere gli Arabi dalla penisola iberica nel 1492, con la caduta del regno di Granada. Monti così aspri erano un tempo dominio di lupi e orsi. Tanto per rendersi conto di quale era la loro densità, basti pensare che il piatto tradizionale delle Asturie è la fabada, misto di fagioli e carne, oggi di maiale ma un tempo di orso. Oggi i fieri plantigradi sono ridotti ad appena una trentina di esemplari, superprotetti.

Salute e belvederi Per visitare i Picos conviene tener conto che sono divisi in tre massicci, senza strade che li attraversano, per cui il gruppo lo si può soltanto aggirare, con puntate nell’interno dove la situazione lo permette. Siccome la maggior parte dei visitatori staziona lungo il mare, conviene prevedere l’ingresso da nord, dalla costa delle Asturie, prendendo la strada che, attraverso Cangas, porta a Covadonga, sede dell’omonimo parco naturale. Questo parco, il primo creato in Spagna nel 1918, è decisamente anomalo, perchè comprende soltanto una parte dei Picos de Europa e ha quindi confini più amministrativi e geopolitici che naturali.

Lungo questa strada si incontra il Mirador del Fito, belvedere da non perdere assolutamente: un minuscolo piazzale occupato da bancarelle, poche decine di metri di salita e si raggiunge un balconcino in cemento che permette un colpo d’occhio veramente spettacolare sulle propaggini dei Picos de Europa, con rotonde colline che si staccano di netto dalla verde campagna. Da qui si raggiunge Covadonga, all’interno del parco. Proprio in paese, ci si può concedere una divagazione allo zoo dei Picos, con fauna autoctona, che tuttavia non è niente di eccezionale. Sempre in paese ci sono numerosi posti validi per pernottare, tra cui un campeggio sorvolato da poiane e nibbi reali, dove però è quasi impossibile rifornirsi di acqua.

Meglio andare a dormire direttamente sui Picos, dove fa anche più fresco, prendendo la strada per i ‘dos lagos’. Questa strada è recente, comoda per le auto, un po’ stretta e tortuosa per i camper, ma il fondo è ottimo. La salita è fattibile senza sforzare troppo il motore e conviene una breve sosta al Mirador de la Reina, particolarmente bello al tramonto. La Porra de Enol, prima dei due laghi, è un’ostile pietraia bianca che contrasta con l’azzurro del cielo.