Dal promontorio tra Isola e Pirano si scorgono ancora, in lontananza, Trieste e l’enorme ansa del golfo. Quando soffia la bora, si arriva a vedere le alte cime alpine e il profilo della Serenissima. E’ il paesaggio del litorale dell’Istria slovena, striscia di costa che va da Punta Gona, presso Muggia, fino alle saline di Sicciole. Se si percorre la via principale la prima città che si incontra, passato il confine, è però Capodistria (Koper), annunciata dai profili delle industrie meccaniche. Città di origine greca, fu unita a Venezia dal 1278 al 1797, conoscendo un’importante crescita economica e culturale. La visita dell’antico nucleo storico inizia dalla rinascimentale Porta della Muda. Superata Piazza Preseren, con la caratteristica fontana seicentesca, si prosegue per Via Oton Zupancic e quindi per la pittoresca Via Calegaria che s’infila sotto il portico del Palazzo Pretorio. Al di là spazia la grande piazza Tito, dominata dalla cattedrale di San Nazzario con alto campanile e bella facciata gotico-rinascimentale. A pochi passi, ecco la loggia veneziana del XV secolo; sul lato opposto, in Piazza della Rivoluzione, si visitano il Fontico, magazzino del grano del XIV secolo con facciata ricca di decorazioni araldiche; e la chiesa di San Giacomo, tra le più antiche della città (XIV secolo). Isola d’Istria (Izola) è un piccolo e piacevole centro di pescatori con belle case, dove dedicarsi agli sport acquatici o più semplicemente alle lusinghe della buona tavola. Più a sud, deviando prima per l’insenatura di San Simone, c’è il centro termale con parco naturale di Strugnano (Strunjan). Abbandonando la N2 si devia quindi per Pirano (Piran), che sorge su un promontorio peninsulare. Già castrum bizantino, fu patria del violinista e compositore Giuseppe Tartini, a cui sono dedicati diversi monumenti e l’omonima piazza ottocentesca costruita sull’interramento del mandracchio. Su essa affacciano eleganti edifici come il neorinascimentale Municipio, il Tribunale e la Casa Veneziana del Quattrocento. Si prosegue per Piazza 1° Maggio, dove convergono tutte le vie dell’antico abitato, e si imbocca quindi Via dell’Ospedale per una visita alle chiese della Madonna delle Nevi e di San Francesco, con annesso chiostro e pinacoteca. Le chiese di San Clemente, di Santo Stefano, di San Donato e di San Rocco sono le tappe che precedono la salita per il duomo di San Giorgio, che domina tutta la città. Originario del XII secolo, l’aspetto attuale risale alla ricostruzione barocca del 1637 mentre il campanile e l’adiacente battistero furono completati rispettivamente nel 1608 e nel 1650. Si continua lungo la costa toccando Portorose e arrivando alle saline di Sicciole, che si sviluppano alla foce del fiume Dragogna. Da secoli preziosa fonte per l’economia di Pirano (la prima citazione risale al 1139), le saline sono oggi riserva ornitologica e comprendono un’area di 650 ettari suddivisa in cavedini (vasche di evaporazione), dove ancora oggi con antichi metodi si estrae il sale e lo si ammucchia in vere e proprie montagne, con l’aiuto di carrelli che viaggiano su binari tra le tipiche case in calcare e arenaria dei salinai, dette masegne.

Nell’entroterra Seguendo la N2 da Capodistria verso nord e svoltando a destra dopo 5 chilometri, si raggiunge l’abitato di Dekani, circondato da vigneti disposti ad anfiteatro sulle colline, raccolto intorno alla chiesa di Santa Maria. Poi dolci curve salgono di quota sfiorando valloni carsici e doline cosparse di ulivi. In bella posizione sulla vallata del Risano, abbracciata sul crinale di una collina, Cristoglie (Hrastovlje) invita a una visita tra le vie lastricate dell’antico abitato dominato dalla chiesetta romanica della Santissima Trinità con interessanti cicli di affreschi medioevali. Subito dopo si prosegue per Covedo, dove dal centro del paese si sale per un sentiero che raggiunge un’antica torre in pietra da cui spazia un grandioso panorama sul Carso. Tra muretti a secco della campagna circostante e verdi orti in netto contrasto con la terra rossa, si guadagnano prima le case di Sant’Antonio e, subito dopo, Maresego (Marezige), circondato da ulivi secolari. Dalla quota di circa 300 metri si inizia a scendere verso Capodistria seguendo dolci profili che rivelano gli abitati di Pomjan, Smarje, Srgasi e Gazon.