Nel cuore dei Carpazi slovacchi c’è un luogo che sa di mistero fino al più remoto dei suoi angoli. E’ ricco di anfratti, grotte, burroni, profondi canyon dove si rincorrono freschi refoli di vento che portano il profumo del muschio e della resina, mentre in sottofondo risuona l’ininterrotta sinfonia delle acque dei torrenti. Un affascinante, selvaggio eden in terra: e non solo di fatto, ma anche di nome. Fu lo studioso locale Custo Nedobry a definirlo nel 1921 come Slovensky Raj, che vuol dire per l’appunto “paradiso slovacco”; e nel 1988, anno dell’istituzione del parco nazionale, questo ne è divenuto l’appellativo ufficiale. L’area protetta (vedi anche PleinAir n. 332) ha oggi una superficie di circa 20.000 ettari, costituiti da basse montagne – la vetta più alta non supera i 1.200 metri – che solo nelle poche zone più temperate sono ricoperte da una rigogliosa foresta di pini silvestri, abeti e caducifoglie, in particolare faggi, tigli e ontani nei canyon più umidi e freddi. Quasi completamente priva di alberi, la roccia carsica di queste alture (ben diversa da quella dei vicini Alti Tatra, con i loro aguzzi profili dolomitici) è stata infatti scavata, modellata e incisa nel corso dei millenni da numerosi torrenti e ruscelli, i cui principali sono l’Hnilec e l’Hornad. Si è così formato un sistema quasi labirintico di valli incassate e profonde, forre, caverne e suggestive cascate: un ambiente che non sarebbe affatto semplice da visitare per l’escursionista non allenato se il Club Alpino e Turistico Slovacco, insieme all’ente parco, non avessero studiato e realizzato una serie di sentieri attrezzati. Sfruttando lunghe serie di pioli di ferro infissi nella roccia, passerelle e scale di legno, si possono superare le rapide vorticose dei torrenti che scorrono tra alte pareti strapiombanti o vertiginosi salti d’acqua che improvvisamente sbarrano la vallata. E’ così che gli ambienti più segreti del parco sono stati resi praticabili a un vasto pubblico, e non tutti – bisogna dirlo – sono convinti che si sia trattato sempre della scelta migliore. Prova ne sia quanto scrive Rob Humphreys, esperto autore della guida sulla Slovacchia pubblicata nella nota collana inglese delle Rough Guides: nella sua descrizione parla della visita al parco come di un’esperienza “non lontana dal nirvana”, ma poche righe più avanti definisce ‘atto vandalico’ i gradini in ferro che permettono di risalire un tratto altrimenti impraticabile del fiume Hornad. Ed è proprio sentendosi divisi tra questi due sentimenti estremi che si percorrono i sentieri dello Slovensky Raj.

Cinque escursioni per tutti i gusti La rete dei tracciati escursionistici che attraversano il parco (e di cui vi proponiamo cinque itinerari, tutti con andamento circolare) è estesa e perfettamente segnalata. E’ però necessario consultare attentamente la mappa prima di partire perchè molti percorsi, ovvero quelli che risalgono i canyon più stretti e che presentano scale ferrate per il superamento delle cascate, sono a senso unico (una freccia sulla carta indica quello di percorrenza). Le ferrate non sono lunghe e generalmente non necessitano di dispositivi di sicurezza particolari, ma solo di un po’ di attenzione; imbracatura e moschettoni da alpinismo sono ovviamente consigliabili per i bambini. Molta prudenza va comunque esercitata nell’attraversamento delle passerelle e delle scalette di legno, inevitabilmente viscide (ma anche estremamente suggestive). Nel periodo estivo il numero degli accessi in alcuni canyon è limitato per non sovraccaricare le ferrate: partire presto al mattino è un modo quasi sicuro per evitare di trovare ormai chiuso l’ingresso.