San Pietroburgo Con la lunga traversata dell’Europa nord-orientale alle spalle e lo stancante passaggio di frontiera dall’Estonia, l’ultimo tratto fino a San Pietroburgo è piuttosto faticoso. Arrivati in città, inoltre, dobbiamo attraversarla per raggiungere il campeggio, che si trova 15 chilometri più a nord presso l’hotel Olgino, struttura che ha visto tempi molto migliori (i servizi sono fatiscenti ma comprendono allaccio elettrico, rifornimento d’acqua e scarico delle reflue). Quando entriamo è già buio e l’orologio segna due ore in più rispetto al nostro fuso. Ma la splendida città (che dal camping si raggiunge prendendo prima un bus, poi la metropolitana) ci ripagherà di ogni fatica. Prima destinazione di visita è l’Ermitage che, per vastità della struttura e quantità di opere esposte, richiede almeno una giornata; bisogna inoltre mettere in conto la fila all’ingresso. Sia l’edificio che il patrimonio d’arte in esso conservato sono in tutto degni della loro fama mondiale: ma va a discapito di tanta bellezza la colpevole e incomprensibile sciatteria dell’allestimento, con decine di quadri storti e un pessimo sistema di illuminazione con luce diretta, che costringe a spostarsi più volte davanti a ogni tela per osservarla senza riflessi. Nei giorni successivi andiamo alla scoperta della città in compagnia di Lara, guida molto esperta e preparata, che ci fa apprezzare innumerevoli monumenti ed edifici storici tra cui la fortezza, la chiesa-mausoleo, le tombe imperiali, la nave Aurora da cui partirono le bordate che segnarono l’inizio della Rivoluzione di ottobre; ma tutta la regione di San Pietroburgo è ricca di mete da non perdere. A Peterhof, sempre in compagnia della guida, visitiamo una delle residenze estive dello zar Pietro il Grande: il palazzo, progettato da Le Blond e rimaneggiato per ordine della zarina Elisabetta dal Rastrelli che vi introdusse magnifici arredi tardo-barocchi, è circondato da un ampio parco con splendide fontane. Altra tappa di assoluto rilievo è Puskin dove, nella località Tsarskoc Selo, sorge il palazzo imperiale dedicato dal Rastrelli alla zarina Elisabetta, ma appartenuto a Caterina la Grande. Gli interni sono veramente sfarzosi ma sono ancora in atto i lavori di ristrutturazione, che abbreviano la visita dedicando invece più tempo al parco. Non tralasciamo anche una visita al palazzo di Pavlosk, regalo di Caterina la Grande al figlio Pavel, in stile palladiano e circondato da un immenso giardino all’inglese.