Il benvenuto ai turisti itineranti porta la firma del Ministero Rumeno del Turismo: in una nazione ancora afflitta dalle conseguenze del passato regime, le autorità sono sempre più impegnate a creare le premesse per far crescere la presenza di ospiti stranieri e, dopo aver puntato sulle grandi strutture alberghiere, oggi allargano il campo d’azione al pleinair, intuendone le grandi potenzialità. Il primo concreto segnale è stato il censimento di tutti i campeggi, affidato a un’èquipe olandese che ha redatto una mappa (disponibile presso l’Ufficio del Turismo Rumeno in Italia) con l’elenco completo delle strutture aperte da maggio a settembre. Gli effetti non si sono fatti attendere, alimentati anche dal favorevole cambio dell’euro. Un numero sempre più consistente di viaggiatori autogestiti ha iniziato ad attraversare il paese lungo itinerari ormai divenuti classici: tra i monasteri della Moldavia, nella regione dei Maramures, sui Carpazi, in Transilvania, verso il Mar Nero e il Delta del Danubio. PleinAir ha già pubblicato alcuni reportage su queste zone (vedi i numeri 323 e 343) e oggi vi ha fatto ritorno, con la guida di esperti locali, per verificare le nuove prospettive: ne è nata una serie di percorsi facilmente accessibili anche in camper, avendo come base di partenza la capitale Bucarest.

La Piccola Parigi Per la dinamica vita artistica e letteraria, Bucarest ha meritato l’appellativo che la avvicina alla capitale francese. In tanti edifici d’epoca il raffronto è sottolineato anche dagli abbaini sui tetti, mentre in diverse strade si notano i banchi di vendita di libri usati, emuli dei bouquiniste del Lungosenna. Attorniato da una periferia anonima e uniforme, gran parte del patrimonio artistico e architettonico della città è compreso tra i viali Unirii e Balcescu nel centro storico. Sul primo, l’Arco di Trionfo fronteggia il poderoso palazzo del Parlamento, testimone di drammi recenti e ora divenuto attrazione turistica. Da qui, risalendo verso nord il Viale della Vittoria (Calea Victorei) si toccano il Museo Nazionale della Storia del Novecento, la chiesa Stavrapoleos, l’Università (che dà le spalle al Teatro Nazionale), la Facoltà di Architettura, l’Ateneo del 1888 – simbolo di Bucarest – e la Piazza della Repubblica con la chiesa Cretulescu del 1722. Insieme ai monumenti, grandi palazzi liberty, sedi di banche e ristoranti, sono affiancati da moderni grattacieli che conferiscono alla città un volto nuovo e opulento. Ma qua e là nel tessuto urbano emerge anche il fascino discreto delle chiese ortodosse: alcune nascoste, molte in restauro, celano delicati affreschi e preziose icone dorate. Nè mancano le oasi di verde come il parco Herastrau, prossimo all’Arco di Trionfo, che comprende un lago e il Museo del Villaggio (Satului, aperto dalle ore 9 alle 20). Qui, su una superficie di 17 ettari, si possono ammirare 317 abitazioni rurali del Settecento, provenienti da varie regioni del paese. Da visitare è anche il Museo Nazionale d’Arte che occupa le sale dell’ex Palazzo Reale in cui sono raccolti, oltre alle opere di artisti rumeni, capolavori di Rembrandt, Rubens, Renoir e Cezanne. La cordialità e l’allegria dei rumeni si esprimono nell?intensa vita notturna, nei numerosi casinò, bar, pub e ristoranti. In questi ultimi (alcuni offrono spettacoli folkloristici) si gustano soprattutto pietanze tipiche, quasi tutte a base di carne: il sarmale, polpette avvolte in foglie di cavolo, le piccole salsicce mititei, l’insalata bulgara, la birra locale e la nota palinka, una grappa alle pere.