Ricordavamo la laguna di Aveiro, il cui periplo avevamo percorso in bicicletta nel ’95, con le belle barche dalla prua a collo di cigno e dalle fiancate dipinte, ma anche i carri agricoli trainati dai buoi e gli animali al lavoro nei campi; le mescite con le botti in cui si poteva comprare direttamente il vino ognuno con il proprio contenitore, fosse anche la borraccia della bici, e gli uomini seduti attorno come nelle nostre vecchie, scomparse cantine; le antidiluviane motociclette, il mezzo di trasporto dei più (con appese ogni sorta di sporte, taniche e ceste) a far da insegna al locale, neanche fosse la bottega del riparatore, le strade strette in cui spesso all’asfalto si alternavano lunghi tratti di acciottolato sconnesso, un vero supplizio per chi andava in bici, peggio che trovarsi alla Parigi-Roubaix

E infine la venditrice di pesce che era uscita da dietro il suo carrettino per mettersi a ballare in mezzo alla strada (Chi è la vera regina del fado? si intitolava il pezzo). Questo mondo, ci disse qualche bene informato, non esiste più. Possibile? Così alla prima occasione siamo tornati a controllare. Quel mondo, almeno in parte, esiste ancora: gli animali a tirare l’aratro o un carro di fieno; le venditrici di pesce e le cantine, ormai pochissime; l’acciottolato, brevi tratti perchè hanno rifatto e allargato le strade; le motociclette d’epoca, ancora tante; ma soprattutto le belle barche di Aveiro: se quelle più antiche sono ormai in disarmo, tirate a secco sui bordi della laguna o addirittura in qualche corte privata (una era in restauro al centro della città) la versione più moderna ha ancora belle forme e bei colori, ed è sempre utilizzata per andare a pesca.

Non è più possibile fare il giro completo della laguna, neppure in bici, perchè è stato soppresso il piccolo traghetto di San Jacinto. D’altronde, sulla riva opposta, l’aumentato traffico della direttrice Lisbona-Oporto toglierebbe ogni senso alla pedalata.