Mentre usciamo dal piccolo abitato di Srokowo, ci rendiamo improvvisamente conto di aver superato un’immaginaria linea di demarcazione verso un altro mondo. La cittadina di We˛gorzewo, con la sua aria vacanziera da centro turistico sempre più affermato, dista pochi chilometri ma già ci sembra lontanissima: con essa ci siamo lasciati alle spalle i laghi della Masuria e siamo entrati nel regno delle cicogne. Da queste parti – siamo in una striscia di terra larga una quindicina di chilometri all’estremo nord della Polonia, lungo il confine con l’enclave russa di Kaliningrad – nidificano ben 1.500 coppie degli splendidi uccelli, ed è raro vedere una casa o una stalla che non ospitino sul tetto o sul camino almeno una famigliola alata. Turismo? Diciamo la verità, ce n’è ben poco, e non solo quello di massa ma anche quello dei naturalisti e dei birdwatcher occasionali, a dispetto del fascino di uno spettacolo veramente fuori dal comune. E poi questa è la campagna vera di una volta, dove il trattore è ancora considerato un lusso e fino a pochi anni fa chi non arava con il cavallo certamente lo usava per andarci a messa la domenica o per trasportare il latte al punto di raccolta. Niente agricoltura intensiva, diserbanti chimici, fertilizzanti, insomma un ambiente assolutamente sano e un paesaggio naturale ricco e vario: ma viene da chiedersi per quanto ancora, pensando alle inevitabili trasformazioni indotte dai tempi moderni e soprattutto dall’ingresso della Polonia nell’Unione Europea. Intanto proseguiamo in sella alle nostre bici su stradine pavimentate dai militari russi e carraie sabbiose senza indicazioni (ma dei quattro sterrati che si dipartono da un incrocio in direzioni diverse, quello più calpestato dev’essere il principale e dunque deve portarci a destinazione…). Con gioia infantile pedaliamo quasi senza fatica lungo un ampio sentiero alberato che sembra essere solo nostro e dei grilli: intorno a noi colline moreniche coperte dai campi di grano e di colza, ampi pascoli verdeggianti, piccoli poderi (la media nazionale è di una ventina di ettari) e, all’orizzonte o nelle valli più umide, radi boschetti di pini, abeti, querce e betulle. E in ogni pascolo c’è uno stagno per l’abbeverata degli animali, che è anche una tavola imbandita per le cicogne. Se potessero parlare, sappiamo cosa i grandi uccelli ci direbbero: questo è il paradiso con cibo a volontà, alloggio assicurato, niente inquinanti nell’aria e nell’acqua, una primavera umida e verde e un’estate calda, proprio quello che ci vuole per allevare i piccoli, istruirli nel volo e ai primi freddi riprendere la rotta dell’Africa, fino al prossimo appuntamento con queste ospitali campagne.