Ruote. Delle bici a due, tre, quattro posti. Dei carretti in legno per portare la spesa o il cane. Dei carrellini a rimorchio per bambini (li chiamano kid-car). Dei quadricicli a pedali. Dei pattini e dei monopattini. Dei cicli incredibili dove loro – gli olandesi – si spostano sdraiati. Va bene il windsurf sulle onde del Waddenzee e il birdwatching sulle distese sconfinate di sabbia e limo. Ma l’attività principale a Texel – per questa parte d’Europa, ‘l’isola delle vacanze’ – è decisamente un’altra: pedalare. La più meridionale delle Frisone, grande più o meno come la nostra Elba, sorge davanti alla costa aldilà di un basso braccio del Mare del Nord (detto Waddenzee). E’ una terra dai confini labili, o almeno lo era in passato, quando le maree spostando sabbie e argille lungocosta ne cambiavano continuamente il disegno. Dal 1300 il distacco dalla terraferma è definitivo, Texel diviene un’isola a tutti gli effetti e il resto lo fanno le dighe e i lavori di bonifica intrapresi per far emergere i polder. Seppure oltre la modesta barriera della Waddendijk (la diga), oggi in realtà le maree giocano ancora. Due volte al giorno inondano oppure prosciugano il basso fondale marino che separa dalla terraferma. Nel primo caso sono i pesci a seguire la corrente alla ricerca di nuove aree di alimentazione. Ma quando il mare si ritira è il turno degli uccelli limicoli, che a migliaia – soprattutto nei mesi invernali – banchettano sulla distesa di fango brulicante di molluschi, vermi e crostacei. E’ il segreto, semplice e naturale, di uno dei santuari ornitologici del continente. Ma ridurre Texel solo a un grande osservatorio per birdwatcher, per quanto privilegiato, sarebbe un errore grossolano. Texel è molto di più, e i duemila chilometri dall’Italia sono tutti giustificati dalla possibilità di vivere una vacanza realmente unica, straordinariamente rilassante, a tu per tu con la natura ma anche con i tradizionali elevati standard di civiltà e savoir faire delle società nordeuropee. Basta seguire poche regole.

Una settimana di relax Sarà un parere personale – anzi lo è senz’altro – ma è frutto di esperienza diretta. Fondamentale, a Texel, è sintonizzarsi con il genius loci. Cioè, come citato all’inizio, spostarsi sulle dueruote. Sembra un dettaglio, una scelta opinabile, eppure non è affatto così e il motivo è semplice. Visitati in rapida rassegna da un parcheggio all’altro, in camper, i luoghi dell’isola esauriscono in breve il tour – senza emozioni forti – in un paio di giorni al massimo. Ventitre chilometri per nove, ragazzi, roba da weekend. Tutti in pianura poi. E invece andandosene in bici per le comode radweg, le piste ciclabili che si ramificano in lungo e in largo per l’isola (e senza salite!), si trascorre una settimana di assoluto, divertentissimo relax. Un viaggio, insomma, dove gli spostamenti valgono quanto e più delle mete. Den Burg è il centro più grande. Ottimo per lo shopping, zeppo di negozi e banche, piazzetta centrale animata e locali coi tavoli all’aperto. Anche a De Koog è piacevole passeggiare, lungo la stradina dell’isola pedonale, ma la più gradevole ci è parsa De Cocksdorp all’estremità nord, a una breve pedalata dal faro di Eijerland. Casette a schiera dai colori vivaci, immancabile giardino, grandi finestre in facciata che lasciano scorgere interni curati, ninnoli, oggetti in legno, candele. D’inverno sarà tutto deserto, ma nella bella stagione sembra proprio un gran bel vivere. Vacanze scanzonate, e perfino i musei si adeguano. Quello agricolo sta a De Waal in mezzo ai polder, dove pascolano mucche e pecore così belle e compassate che sembrano uscite dal pennello di Giotto. Ci sono vecchie carrozze e attrezzi da fattore mentre a Eierland, poco distante, è possibile visitare un museo dell’aviazione. Ma la raccolta più curiosa e in sintonia coi luoghi è certo il museo degli oggetti spiaggiati (Maritiem en Jutters Museum), ospitato nel vecchio mulino a vento di Oudeschild (dove si va anche per curiosare nel suo bel porticciolo, sorto già nel Settecento). Salvagenti, vecchie boe, funi e ancore e una quantità incredibile di roba la più disparata rinvenuta sulle spiagge dell’isola, trasportata dai flutti marini. Tra le mete naturalistiche, segnaliamo quelle evidenziate dalle guide e i dèpliant locali, effettivamente di maggior interesse. Intanto De Slufter, un’azzurra laguna sul versante nord-ovest dove durante l’alta marea il Mare del Nord si insinua per oltre un chilometro nell’entroterra. Lo spettacolo si ammira dall’alto delle dune, da uno dei tanti punti d’osservazione sparsi per l’isola. I voli di volpoche, avocette, oche e via elencando qui sono all’ordine del giorno. Quasi alla parte opposta c’è De Geul, dove alcuni stagni ospitano uguale varietà di avifauna (di mammiferi a Texel ce ne sono pochi, tra cui conigli e ricci). Da non mancare pure un giro di binocolo agli specchi d’acqua lungo la Ijdsiik (a nord di Oudeschild), alla diga presso Oost, alla riserva di De Muy, e soprattutto all’amplissima zona di marea di Hors, punta estrema meridionale. Ma i paesaggi più belli e singolari li offrono proprio le dune, che si allineano lungo la costa occidentale, spostandosi e crescendo anche di 80 centimetri all’anno. E’ qui che, proprio a primavera, è stato istituito il diciottesimo parco nazionale olandese, per un’estensione complessiva di 4300 ettari. Ai piedi delle dune sorge EcoMare, il primo centro per la cura e la riabilitazione delle foche che vivono numerosissime nel Waddenzee. Come l’analogo centro di Pieterburen, il suo ruolo è oggi piuttosto rivolto all’educazione e all’informazione ambientale delle migliaia di turisti che passano di qui. Oltre alle vasche delle foche, dove quotidianamente ha luogo l’apprezzatissimo show della distribuzione del pasto, comprende una modernissima esposizione sotterranea sugli ecosistemi marini. E ancora natura – infine – è quella che, scesi dalle bici, offrono le molte passeggiate a piedi. Sui percorsi segnati con paletti verdi, però, da marzo ad agosto è obbligatoria la visita guidata, da prenotare presso EcoMare. Quelle con paletti azzurri, a circuito circolare, sono invece liberamente percorribili e tra l’altro offrono magnifici scorci sulle paludi di De Geul. Sotto il volo candido delle spatole, simbolo del parco nazionale, si attraversano distese sabbiose tappezzate di caprifogli, epilobi, talvolta gigli di palude e orchidee. Così diverso dal Mediterraneo, scuro, sempre spazzato dal vento, ad attendere a fine gita c’è il mare.