A settembre l’Olanda può costituire una rinfrescante oasi per chi ha vissuto a sud delle Alpi l’ennesima estate torrida. La pioggia è inevitabile, con relativo abbassamento di temperature, ma larghi sprazzi di sereno che possono durare anche l’intera giornata permettono di rifiatare, spostarsi in bicicletta, scattare foto e soprattutto godersi il paesaggio: cieli tersi su immense pianure punteggiate, al nord del paese, dai classici mulini a vento. Anche nelle città l’estrema variabilità delle condizioni atmosferiche, col vento che incessante sposta le nuvole sopra la nostra testa, ci permette di attendere fiduciosi il momento in cui uscirà il sole a rianimare il tutto. Gli improvvisi acquazzoni disturbano al massimo chi si ostina a fare turismo in bicicletta. I nativi neppure ci badano e allegramente pedalano sotto l’acqua, anche i bambini che da noi al ritorno a casa verrebbero avvolti in coperte calde. C’eravamo portati la tendina, le sacche, l’attrezzatura completa per le bici. Il progetto, covato da tempo, era di tornare in Olanda (già visitata, e più di una volta, in passato), lasciare il camper, proseguire in bicicletta, tornare al camper, raggiungere la tappa successiva, tirar giù le bici per un altro anello, e via pedalando. Insomma la collaudata formula camper più bici che noi stessi (approfittiamo dell’occasione per ricordare un nostro particolare vanto) introducemmo su queste pagine tanti anni fa (vedi 2C n. 178). Ma in Olanda, come si sa, i veicoli ricreazionali godono di particolari riguardi: divieti specifici e in particolare per la notte, forche caudine, ganasce piazzate a tradimento mentre l’equipaggio sta dormendo (è successo a dei nostri amici!). Pertanto bisognava appoggiarsi a una struttura. Insomma, noi che odiamo i recinti avremmo dovuto accettare per una volta il compromesso di entrare nei campeggi e subirne le regole. Fondamentale al riguardo è stato l’incontro col signor Nardi, di origine italiana ma residente in Olanda, che due anni fa, proprio allo stand della nostra rivista al Mondo Natura di Rimini, propagandava la catena Tulip Parcs. Ci saremmo rivisti dopo un anno esatto al campeggio di Kerkendel, il primo del nostro giro. Abbiamo trovato strutture tutte molto simili fra loro, ordinate e immerse nel verde, alcune ai margini di parchi naturali o zone protette, a volte con un fiume, un canale, un braccio di mare a far da confine; in certi casi c’era persino la piscina (ovviamente coperta e riscaldata, vista la stagione!). Atmosfere familiari e di grande relax, forse un po’ troppo per noi abituati alla consueta ricerca del posto in cui passare la notte, alla passeggiata serale nel paese presso cui ci siamo fermati, all’eventuale visita a qualche locale ancora aperto. Qui la vita finisce presto, si cena alle sette e poi ti ritrovi da solo al ristorante mentre i camerieri cominciano a rovesciare le sedie; fuori dai cancelli non c’è niente, proprio perchè siamo in mezzo alla natura e chissà dove si trova il primo centro abitato. A questo punto si presentava un problema: dove lasciare il mezzo per un giorno o due senza usufruire della piazzola. Girando fra i vari campeggi abbiamo trovato la soluzione: c’è sempre, a fianco della reception e al di là della sbarra, un’area per i visitatori o per le auto degli ospiti in caravan. Le ridotte distanze che si percorrono in Olanda, nonchè l’estrema variabilità delle condizioni atmosferiche ci ha fatto tornare a più sagge scelte di escursioni giornaliere: così la tenda al seguito per una notte alternativa è rimasta ad impicciare per tutto il tempo fuori e dentro il camper, rendendo meno agile l’uso del portabici e in un caso persino togliendoci la voglia di tirar giù le biciclette per un brevissimo tratto che si poteva fare anche a piedi. Quando però siamo riusciti a fare le pedalate previste, azzeccando pure il tempo favorevole, siamo stati ampiamente ripagati, a dimostrazione che l’idea era valida.

Dove l’Olanda non è Disneyland Le città coi canali, i ponti levatoi, la notte dei mulini illuminati, il villaggio sull’acqua, le pedalate nel bosco o fra mari d’erica fiorita, l’isola nel Mare del Nord, la passeggiata nel parco delle dune, i musei grandi e piccoli, le mille curiosità, l’insolita gastronomia volante dei camioncini, la birra di qualche locale defilato, a tarda sera, unici forestieri fra la gente del luogo e infine Amsterdam, che è sempre Amsterdam. Questa è l’Olanda che merita un viaggio, che ci siamo goduti persino in una stagione meteorologicamente non troppo fortunata e che suggeriamo ai nostri lettori, certi che chi si sposta come noi, in camper e con la bici al seguito, saprà approfittare dei nostri consigli. Ma non siamo solo noi, purtroppo, a fare del turismo. Costretta nel cestino da viaggio del ‘mordi e fuggi’, un’intera nazione coi suoi monumenti, le sue tradizioni, la sua cultura viene attraversata e visitata in un batter d’occhio, e l’intero viaggio sembra un teatrino in cui si cambiano convulsamente le scene. Per accontentare questa categoria di ‘viaggiatori’ si organizzano ignobili mascherate cui i nativi si prestano, manco fossimo in un paese emergente del Terzo Mondo che sta scoprendo solo ora il turismo. Sorvolando sul fatto che in tutto il giro in Olanda non siamo riusciti a trovare una chiesa aperta (chi vuol pregare ha una cappella con ingresso separato e chi vuol visitare il monumento si accodi ad una visita guidata), e che neppure c’è saltato in mente di tornare al Rijksmuseum ove i gruppi intasano le sale per poi vedere e rapidamente i sette o dodici quadri previsti nel programma, ci limitiamo ad alcune malinconiche constatazioni. Gli esempi che seguono mostrano bene come si rischia di mortificare aspetti non trascurabili dello spirito di una nazione, quali l’artigianato, i costumi (intesi proprio come abiti tuttora indossati dalla gente in certi posti o in certe ricorrenze), le tradizioni.