Di regola l’adunata nazionale degli Alpini in congedo si tiene, a rotazione, in un capoluogo di provincia (quasi sempre dell’Italia settentrionale). Quest’anno la scelta dell’altopiano dei Sette Comuni, più che un’eccezione, costituisce un ritorno alle origini. Fu su queste montagne, e precisamente sull’Ortigara, che si ritrovarono nel 1922 i reduci della Grande Guerra a commemorare quanti erano rimasti sul campo: nacque così l’Associazione Nazionale Alpini. Essendo impossibile, per evidenti problemi logistici, tornare ai 2.105 metri dell’Ortigara, l’adunata si terrà dunque ad Asiago. Non più l’assalto a piazze alberate, viali, giardini pubblici per allestire il campo, ma intere praterie a disposizione attorno all’abitato, e la frizzante aria di montagna a disperdere… gli effluvi della festa (per informazioni rivolgersi all’ANA, Sezione Monte Ortigara, tel. e fax 0424 460333, www.anaasiago.it, anasezione.asiago@tiscali.it, oppure allo IAT Altopiano di Asiago, tel. 0424 462221). Trekking nella neve All’adunata di Asiago rischieremo di imbatterci nell’alpino più famoso, Mario Rigoni Stern, che qui è nato e risiede. Nella sua lunga vita di scrittore mai si è stancato di raccontarci della sua terra, tant’è vero che l’opera omnia pubblicata da Mondadori porta il titolo Storie dell’altipiano Il sergente nella neve, il folgorante romanzo d’esordio che dovrebbe avere in dotazione chiunque si accinga ad affrontare una qualche impresa: nei momenti di difficoltà potrà confrontarsi con quei disperati che per giorni e giorni arrancarono nel fango e nelle tormente, a temperature costantemente al di sotto dello zero, le scarpe a pezzi, i piedi avvolti in stracci a rischio di congelamento e di cancrena, nutrendosi con quel che racimolavano nei villaggi abbandonati, dormendo in gelide izbe e l’indomani riprendendo la strada con un solo chiodo fisso: ghe riveremo a baita, ci arriveremo a casa? Oggi qualcuno si permetterebbe di chiamarlo trekking… Se avete la bici L’altopiano dei Sette Comuni offre una variegata scelta di escursioni, dai forti e cimiteri della Grande Guerra al museo della medesima (a Canove), dagli insediamenti paleolitici presso Roana alla curiosa cava dipinta di Rubbio. Ecco un itinerario molto semplice, da percorrere su due ruote senza neanche spostare il camper. Risalendo la Val d’Assa, tra faggi e abeti che poi lasciano spazio a pascoli punteggiati di malghe, in una ventina di chilometri si giunge all’Antica Osteria del Termine che segna il confine oggi fra Veneto e Trentino Alto Adige, un tempo fra l’Italia e l’impero di Vienna. L’osteria, distrutta e ricostruita più volte, si erge a vero e proprio crocevia della storia: tra i suoi tavoli e davanti al camino trovarono rifugio e ristoro i pellegrini e gli emigranti, i patrioti che cospiravano contro gli Asburgo, i partigiani della Resistenza, i comandi militari italiani e austriaci; qui il re in persona veniva a far merenda durante le sue ispezioni al fronte, ma vi presero alloggio anche l’arciduca Eugenio e l’imperatore Carlo (Rigoni Stern narra tutto questo nel breve racconto Amore di confine>). La nostra escursione prosegue per altri 15 chilometri fino a Passo Vezzena: da qui 600 metri di salita pedalabile portano ai poderosi resti di Forte Busa Verle. Avendo tempo, si può proseguire a piedi allo Spitz Verle che si staglia sul suo roccione e da cui ci si affaccia sulla Valsugana in corrispondenza dei laghi di Levico e Caldonazzo. Non resta ora che tornare all’Osteria del Termine, autentico riferimento per i turisti affamati. Se vi attrae la grigliata mista, non ordinate il primo: quando arriveranno i piatti, capirete perchè.