In alto, sulla sommità della rupe, la splendida facciata policroma del duomo è illuminata dalla luce del sole calante. Tra gli ultimi bagliori dorati, nobildonne e damigelle si apprestano ad assistere ai Vespri: sono le rappresentanti delle casate feudali, giunte in città al seguito degli uomini che presenzieranno alle manifestazioni della domenica del Corpus Domini. Proprio qui ad Orvieto ebbe origine la celebrazione, diffusasi poi in tutto il mondo cattolico. Nel 1263 il sacerdote Pietro da Praga, che nutriva incertezze sulla presenza di Cristo nell’ostia consacrata, fermatosi a Bolsena durante il suo pellegrinaggio verso Roma chiese e ottenne di officiare la messa in città: dopo l’Elevazione, nell’attimo in cui spezzò l’ostia da questa fuoriuscirono gocce di sangue che si versarono sul corporale e sull’altare. Informato dell’accaduto, papa Urbano IV dispose il trasferimento dell’ostia e dei paramenti sacri a Orvieto e qui portò in processione il prodigioso corporale fino alla cattedrale di Santa Maria Prisca (nella cui area fu poi eretto l’attuale duomo), mostrandolo al popolo. E ancora oggi, quasi sette secoli e mezzo più tardi, quegli eventi sono al centro di una fastosa e commossa rievocazione. Nel tardo pomeriggio del sabato precedente la festa, dal chiostro di San Giovanni parte il corteo delle dame che attraversa il centro storico per raggiungere il duomo. Le nobildonne, scortate dai vessilliferi e accompagnate dai tamburini, incedono lentamente nei loro preziosi abiti di seta e broccato, destando l’ammirazione del folto pubblico che fa ala: nella calda luminosità del tramonto i costumi dai colori sgargianti che abili mani di pazienti artigiane hanno confezionato, senza tralasciare alcun dettaglio rispetto agli originali, rifulgono in tutto il loro splendore. La lunga sfilata è chiusa dal gruppo dei popolani, che recano fiori e primizie da portare in dono alla chiesa. Mentre le dame varcano il sagrato, contadini e artigiani sono attorniati da una moltitudine di spettatori che colmano la piazza, anch’essi in attesa del termine della funzione religiosa. A conclusione del rito, le preziose colonne dorate sul portale del duomo fanno da cornice alle eleganti figure femminili che, man mano, si apprestano a ricomporre il corteo per incamminarsi, questa volta, verso Piazza del Popolo dove si svolgeranno spettacoli di sbandieratori e danze in loro onore. La domenica, festività del Corpus Domini, conviene muoversi in tempo per occupare le prime posizioni dietro le transenne poste lungo il percorso processionale: già dal primo mattino, infatti, il centro – immerso in un silenzio quasi innaturale per la chiusura al traffico – è lentamente invaso da un flusso costante di fedeli e visitatori. Il Sacro Lino del miracolo di Bolsena, custodito in un tabernacolo, ripercorrere le strade cittadine per ricevere l’omaggio dei devoti, insieme al corteo storico (istituito nel 1950) che rievoca l’importanza di Orvieto nel XIII secolo, quando estese i suoi confini dal Tevere al Tirreno e divenne Comune. Intorno alle 10, rulli di tamburi e squilli di chiarine echeggiano tra le antiche case preannunciando la partenza da San Giovanni dei 450 figuranti che, preceduti dal gonfalone comunale, raggiungeranno Piazza del Popolo: del corteo fanno parte tutte le cariche amministrative più significative dell’epoca, tra cui il Podestà, il Gonfaloniere di Giustizia, il Capitano del Popolo e il Conestabile dei Cavalieri, ma anche i portatori di ceri e i rappresentanti dei vari quartieri con piccoli e variopinti stendardi che anticipano i Gonfaloni delle Arti e dei Mestieri, il tutto nella spettacolare miscela cromatica dei vivaci costumi di tamburini, sbandieratori e scudieri insieme allo scintillio di elmi, corazze, balestre e lance. Nella piazza contornata da una folla di spettatori a stento trattenuti dalle transenne, il Palazzo del Popolo diviene il fondale di una scena medioevale: le scalinate e i tetti merlati sono occupati da guardie armate, mentre i loggiati superiori ospitano i notabili che, dopo i discorsi di apertura, assisteranno all’esibizione degli sbandieratori. Subito dopo il corteo si ricompone e, a passi lenti scanditi da brevi soste che consentono di ammirare la preziosità dell’abbigliamento e le perfette riproduzioni di armi e armature, percorre la breve distanza che lo separa dal duomo, dove attenderà l’uscita della processione religiosa. Sette grandi arazzi del XVIII secolo con raffigurazioni di scene legate al miracolo, portati come stendardi, precederanno il vescovo che, insieme al clero, attraverserò Piazza del Popolo per poi rientrare in duomo dopo aver mostrato ancora una volta la sacra reliquia a tutto il popolo.