Il macchinista fischia e il Trenino Verde si mette in moto, tra sbuffi di vapore degni di locomotive ben più grandi e veloci. Don’t fasten the seat belts (non allacciatevi le cinture), come dicono ancora gli inglesi – assidui frequentatori di queste linee – enfatizzando proprio la moderata velocità del convoglio che permette di apprezzare gli aspetti del paesaggio via via che si procede, quasi in punta di piedi, in un ambiente difficilmente raggiungibile con altri mezzi. Qui il tachimetro segna cifre decisamente d’altri tempi: 20 o 30 chilometri orari nei tratti più agevoli, su binari a scartamento metrico (cioè larghi solo un metro, contro il metro e mezzo circa di quello normale). E’ possibile sentire addirittura il profumo dei fiori e, talvolta, essere sfiorati dalle fronde degli alberi, immergendosi in una wilderness solcata da canyon le cui alte pareti strapiombanti sono collegate da ponti di ardita concezione. Sulla linea che collega Mandas ad Arbatax, forse la più entusiasmante della Sardegna, si parte nel cuore dell’isola a un’altitudine di circa 400 metri, per arrivare a 900 e poi scendere rapidamente verso la costa orientale. Curva dopo curva, il trenino arranca su veri e propri tornanti consentendo ai passeggeri di osservare lo stesso paesaggio da quote e da punti di vista diversi. Occorre un tempo infinito per percorrere una manciata di chilometri, ma che importa? Viaggiando sul balconcino del vagone del 1913 (tutto in legno e perfettamente restaurato) ci si trova davvero immersi nella natura, e persino l’odore del carbone che brucia è in sintonia: insomma, un viaggio veramente en plein air. Finchè il convoglio pian piano rallenta e si ferma; scendiamo, ci sistemiamo in ordine sparso per non intralciarci l’uno con l’altro e ci accingiamo a ritrarre il treno che, dopo una rapida marcia indietro, accoglie nuovamente a bordo i passeggeri e riparte – questa volta a gran velocità – sbuffando allegramente per un’ultima foto all’uscita di un piccolo canyon. David Herbert Lawrence, il grande scrittore inglese, rimase affascinato da questa ferrovia e così scrisse nel libro Sea and Sardinia: ‘Incantevole spazio intorno e distanza da viaggiare, nulla di finito, nulla di definito. E’ come la libertà stessa’. Erano gli anni Venti, ma tutto è rimasto come allora e in qualche stazioncina, aperta giusto per il passaggio del nostro treno, pare di trovarsi in un piccolo museo. Il telegrafo è ancora lì al suo posto, sul tavolo di noce, vicino allo sportellino in legno della biglietteria; in un angolo c’è l’orologio a pendolo con carica manuale, poco più in là una sedia impagliata con un cuscino a quadri e, per l’inverno, anche il caminetto. Si riparte attraverso le campagne dell’Ogliastra dove il tempo sembra aver preso un ritmo diverso, tra greggi al pascolo, distese di cespugli di mirto e odorose ginestre. Poi, in fondo al binario, appare la stazione di Arbatax: il convoglio ci porta fin quasi sul mare e sembra quasi di poter scendere direttamente sulle barche ormeggiate nel porticciolo turistico, di fronte alle celebri rocce rosse che sono il simbolo stesso della cittadina.

L’isola in treno Sulla rete ferroviaria della Sardegna (che si sviluppa per oltre 600 chilometri ed è la più estesa d’Italia dopo quella delle Ferrovie dello Stato) sono quattro le tratte interessate dalle corse del Trenino Verde. Nel distretto di Cagliari abbiamo la già citata Mandas-Arbatax e la Isili-Sorgono, che si dipana tutta nell’interno dell’isola attraverso il Gennargentu. Nel distretto di Sassari la linea Alghero-Nulvi-Palau va dalla costa occidentale a quella settentrionale ma passando, anche in questo caso, nell’interno. Nel distretto di Macomer, infine, un altro percorso molto interessante è Macomer-Bosa Marina: qui la ferrovia scende lentamente verso il mare attraverso un tortuoso tracciato, seguendo negli ultimi chilometri un panoramico tratto di costa; nella stazione d’arrivo, quando è in funzione la locomotiva a vapore, da notare la piattaforma girevole per l’inversione di marcia (operazione, peraltro, effettuata a spinta… manuale). Le corse a calendario si tengono nei mesi estivi, solitamente da metà giugno a metà settembre o dall’inizio di luglio alla fine di agosto, e vengono operate con locomotori diesel; il biglietto si acquista nelle stazioni interessate o direttamente sul treno. Un’interessante alternativa per i gruppi o per chi prenota tramite le agenzie di viaggio abilitate è invece quella dei convogli a noleggio, funzionanti in vari periodi dell’anno: il più intrigante è senz’altro quello d’epoca, composto solitamente da una carrozza passeggeri, uno o due carri merci in legno (simili ai vagoni postali) e locomotiva a vapore, che è però disponibile solo dall’autunno alla primavera perchè durante l’estate sarebbe troppo alto il rischio di incendi causati dalle scintille della combustione del carbone. Contattando la direzione delle Ferrovie di Sardegna si possono concordare il tipo di treno, la sua composizione e tutti i dettagli dell’itinerario, compreso l’eventuale pernottamento sui percorsi di maggior sviluppo (vedi approfondimento In Pratica). Prima o dopo il viaggio, una tappa da non perdere è il Museo delle Ferrovie della Sardegna a Monserrato in cui si può ammirare – quando non è in funzione! – il materiale rotabile d’epoca (tra cui un’autovettura Fiat 509 del 1929 adattata per percorrere la strada ferrata), la ricostruzione di una stazione del XIX secolo e numerosissimi oggetti e arredi in tema, ad esempio le attrezzature originali adoperate per la costruzione delle prime linee ferroviarie nel 1888. Sul posto si giunge comodamente in un quarto d’ora da Cagliari… naturalmente in treno.