D’ora in poi, se dovremo fare un nodo, non sarà più la stessa cosa: da quando ogni corda è diventata anche per noi una cima e “si fa su” in un certo modo, con ordine, terminando con un bell’anello pulito e preciso. Da quando possiamo distinguere tra scotte, drizze, paterazzi, fiocchi o amantigli e orientarci nell’oscuro vocabolario della nautica. E da quando, in un posto speciale per un weekend speciale, abbiamo lasciato il nostro camper su gomma per un camper sull’acqua, per giunta a vela. Basta un po’ di passione o anche solo la curiosità per cominciare a navigare alle Bocche di Bonifacio, il paradiso dei velisti, trecento giorni di vento all’anno con mare relativamente calmo e lo spettacolo incomparabile dell’arcipelago della Maddalena. La vela è a noleggio: da un sail charter abbiamo affittato Little Wing, uno sloop di 45 piedi, cioè un’imbarcazione con un solo albero lunga circa 14 metri, con tanto di skipper… e via. Abbiamo levato l’ancora per due giorni tra isolette remote e spiaggette deserte imparando ad andar per mare, a dormire dondolati dalle onde e a far campeggio nautico senza paura, una volta tanto, di divieti e sanzioni. Il nostro charter, tra l’altro, paga già tasse e permessi per l’ingresso al parco marino, altrimenti chiuso alla navigazione. La sera, senza neppure bisogno di livellare il mezzo, è sufficiente tirare il ‘freno a mano’ e si è pronti a preparare la cena; ci penserà la cucina basculante a far bollire l’acqua per la pasta. Le differenze con il camper terminano qui, perlomeno restando all’interno, o meglio sotto coperta. Soluzioni, abitabilità, comfort e lusso sono molto simili, con gli spazi sfruttati – se possibile – ancora al meglio: una dinette centrale con tavolo abbassabile che si trasforma in letto per l’equipaggio, cuccette matrimoniali o a castello per gli ospiti, gavoni e scomparti ovunque, frigo trivalente, minuscole stive sotto i piedi, piccolo bagno con doccia e recupero delle acque (neppure la barca sfugge alla necessità di limitare l’inquinamento, tanto più in un’area naturale protetta come questa). Siamo in bassa stagione, abbiamo lo sloop tutto per noi e la fortuna di essere accompagnati addirittura da due skipper, che hanno deciso di uscire per fare un po’ di vela. Gli avvisi ai naviganti dei bollettini meteo danno tempo stabile e un buon vento: non resta che salpare.

D’isola in isola Alle nove del mattino, nei mesi di mezza stagione, il porticciolo di Palau è una banchina tranquilla: pescatori al rientro, pochi turisti, il tintinnio dolce delle drizze contro gli alberi delle barche, il richiamo inconfondibile dei gabbiani. La brezza si fa attendere, come spesso accade all’inizio del giorno, ma noi siamo già pronti sul molo con due piccoli zaini e le giacche a vento in mano. Prima tappa Razzoli, dove potremo sbarcare per la visita al vecchio faro e per dare una prima occhiata alla flora e alla fauna autoctona dell’arcipelago. Trekking, birdwatching, mountain bike e perfino arrampicata sportiva sono tra le attività di scoperta delle piccole meraviglie naturali delle nostre Galapagos. Come nelle più famose terre d’oltremare anche qui ogni lucertola, ogni fiore, ogni fringuello è speciale, frutto di modificazioni e di evoluzioni separate, quindi introvabile altrove. Si possono cercare i nidi dei falchi pellegrini sulle pareti ripide delle falesie o ammirare i microcosmi delle pozze profonde scavate nel granito dove meduse, attinie, ricci e coloratissimi pesciolini crescono protetti dalla furia delle onde. Paolo e Vanni, i nostri skipper, spiegano la randa appena fuori dal porto affidandoci subito diversi compiti, pur essendo noi dei principianti; c’è sempre una scotta da cazzare o un giro di winch da dare. Poi ci lasciano il timone per farci sentire la barca e subito correggono le nostre affermazioni da ‘navigatori della domenica’: ad esempio, non è la raffica che sbatte contro la randa a spingere l’imbarcazione, ma il risucchio che crea la vela aprendo l’aria di fronte a sè e formando una sorta di vuoto alle sue spalle; l’andatura più veloce, quindi, non è con il vento in poppa ma al lasco, cioè angolato di circa 135°.