Da Fasano a Oria seguendo l’entroterra, da qui al capoluogo per poi risalire sottocosta in direzione nord e chiudere l’anello al punto di partenza. Il nostro itinerario tocca tutte le principali testimonianze storiche, archeologiche e architettoniche della terra di Brindisi, senza trascurare il ricco patrimonio ambientale e quello – in piena valorizzazione – della cultura rurale e dell’enogastronomia, che ha trovato il suo fulcro nella diffusa realtà delle masserie.

La collina di Brindisi E’ così chiamata la parte settentrionale della provincia posta ai margini dell’altopiano delle Murge, di cui conserva i caratteri carsici. Tra i dolci dislivelli di quest’area emergono le cittadine del comprensorio, dalle candide architetture: Fasano, Cisternino, Ostuni, Ceglie Messapica, Villa Castelli e San Michele Salentino. Fasano, più nota forse per gli scavi archeologici della vicina Egnazia e per lo Zoosafari, è un’antica città risalente agli inizi dell’anno Mille. Il centro storico conserva testimonianze del recente passato che, a partire dalla centrale Piazza Ciaia con il Palazzo Municipale, la Torre dell’Orologio e i palazzi nobiliari Gaito e Latorre, proseguono in Corso Garibaldi su cui affacciano i prospetti neoclassici di Palazzo Albano e di Palazzo Colucci. Il nucleo storico è caratterizzato da strade piccole e strette, archi e scale che conducono alle abitazioni imbiancate a calce. In Via San Francesco si trova il Torrione, residua traccia dell’originaria cinta muraria, ormai quasi del tutto inglobato nelle moderne abitazioni. Mancando in città spazi adeguati per la sosta (salvo qualche possibilità in Piazza Mercato nei pressi del comando dei Vigili), conviene puntare nei dintorni, ricchi d’insediamenti rupestri e masserie fortificate, molte delle quali sono divenute centri di accoglienza agrituristica. Il tenero tufo della Murgia ha permesso anche qui, come in altre zone pugliesi (vedi PleinAir n. 331) , l’escavazione lungo le lame (ovvero i solchi creati dall’erosione fluviale sui fianchi della collina) di profonde grotte utilizzate come abitazioni, laboratori, depositi, chiese e masserie fortificate. Nel territorio fasanese sono inoltre presenti otto cripte risalenti alla cosiddetta civiltà rupestre, ubicate tra la città e il mare. Merita una visita la masseria di Sant’Angelo de’ Graecis (tel. 080 4413471) che da Fasano si raggiunge imboccando Via San Lorenzo. Di fronte all’ingresso dell’imponente costruzione, separato dalla strada da un ampio prato verde, il bianco corpo di fabbrica di un settecentesco frantoio accoglie un museo dell’olio d’oliva (aperto nei giorni festivi, ingresso libero). Il nucleo centrale della masseria è caratterizzato da un’alta torre merlata e dall’adiacente cappella. Su prenotazione è possibile la degustazione di prodotti locali. Riprendendo Via San Lorenzo, si scavalca la superstrada per spostarsi sulla complanare che, dopo 500 metri, conduce alla masseria quattrocentesca di Borgo San Marco (tel. 080 4395757), con caditoie e torrette d’avvistamento. Per raggiungere Lama d’Antico, uno dei più vasti insediamenti rupestri pugliesi, conviene prendere la superstrada in direzione Bari e uscire per Savelletri; superato il cavalcavia ferroviario, subito dopo si svolta a destra. Bisogna percorrere a piedi circa 200 metri, lungo l’avvallamento facilmente accessibile e visibile dalla strada, per giungere sulla sinistra di fronte all’ingresso della cripta, la costruzione più notevole del sito. Ripresa la superstrada verso sud, al chilometro 874 c’è l’azienda agrituristica Il Frantoio (tel. 0831 330276), inserita nella Strada dell’Olio DOP Collina di Brindisi: signorile, con un bel colonnato davanti all’ingresso patronale e il frantoio ipogeo. Dall’uscita di Torre Spaccata, la superstrada in direzione Brindisi porta alla Masseria Maggi, lungo l’arteria per Torre Canne. Non è possibile visitarla internamente, ma le bianche architetture sottolineate da vivaci decorazioni amaranto, il portale d’ingresso e le due garitte circolari agli angoli la rendono una delle costruzioni più armoniose della zona. Poco più avanti, dall’uscita Montalbano della superstrada, proseguendo per 2 chilometri e scavalcando il viadotto ferroviario, si giunge alla tipica masseria a torre di Ottava Grande (tel. 080 4819939), anch’essa nel circuito della Strada dell’Olio. Su prenotazione è possibile visitare le caditoie in cima alla costruzione, la scalinata esterna per l’accesso al primo piano e gli antichi frantoi scavati nella roccia, posti alle spalle del manufatto. L’azienda è aperta tutto l’anno e offre ai visitatori degustazioni di prodotti locali (friselle, taralli, pane cotto a legna e verdure) e vendita diretta di olio e olive. Nei dintorni, in frazione di Pisco Marano, si trova una delle più importanti testimonianze della civiltà megalitica, il Dolmen di Montalbano. Per raggiungerlo, dall’uscita di Ottava Grande dopo 50 metri bisogna svoltare a sinistra e percorrere un chilometro; s’intravede appena dalla strada accanto a un piccolo caseggiato, ma superato un muretto a secco emerge in tutta la sua grandiosità, immerso tra gli ulivi secolari della campagna circostante. Tornando sulla statale 16 e prendendo la provinciale Ostuni-Rosa Marina, s’incontra la Masseria Spagnulo (tel. 0831 350209), costruita nel 1680 e fortificata. Dall’ampio cortile interno si accede alla casa patronale per una scala a due rampe in stile barocco. La torre, la piccola chiesa e il frantoio circondano le abitazioni dei contadini, trasformate per l’accoglienza agrituristica. Per strade interne ci dirigiamo ora a Cisternino. Furono gli Aragonesi, alla fine del Quattrocento, a dare l’impronta che caratterizza ancor oggi la città, con possenti mura e torri di fortificazione così ben conservate da meritare il prestigioso inserimento nel novero dei 37 “Borghi pi? belli d’Italia” promossi dall’ANCI. Di queste opere difensive restano, di fronte alla Chiesa Madre, la torre normanno-sveva, possente parallelepipedo alto 17 metri con in cima la statua benedicente di San Nicola, Torre Amati inglobata nell’omonimo palazzo e, ancora, le torri Capece e Quadrata. Il nucleo originario è un labirinto di strette strade sormontate da archi, abbellite da cornici e da balconi su candidi fabbricati di uno o due piani con ripide scale. Anche se molte abitazioni sono oggi disabitate o in vendita, c’è ancora vita quotidiana che si affaccia sugli usci delle case, sulle finestre fiorite o che anima sommessamente i piccoli cortili e le ampie piazze. A turbare la quiete del luogo ci pensano i turisti dell’estate che lasciano la costa in cerca di refrigerio – complici i circa 400 metri di quota – e di sapori genuini. A tal proposito è senz’altro da provare la golosa offerta gastronomica della macelleria Vecchio Fornello (tel. 080 4446431, è necessario prenotare) che propone la formula Fornello Pronto: in pratica i visitatori scelgono direttamente al banco le carni che saranno poi cucinate e servite dagli stessi proprietari in apposite salette o in tavolate allestite all’aperto tra i vicoli e perfino nella centrale Piazza dell’Orologio. La cottura avviene in uno speciale forno simile a quello per le pizze, dove non vi è contatto tra fuoco e carne. Robuste e abbondanti le pietanze, da innaffiare con vino bianco della Valle d’Itria o rosso del Salento: pancetta e capocollo, agnello, involtini di fegato, bombette (involtini di capocollo di maiale impanato e farciti con formaggio), salsicce di maiale e di vitello. In attesa che in Via Clarizia si realizzi l’area camper, una possibilità di sosta è nel piazzale antistante il Palestrone in Piazza Navigatori, sulla strada per Ostuni. Usciti dalla città, prendendo la strada per i Monti Comunali, dopo 3 chilometri si raggiunge il santuario della Madonna d’Ibernia del 1100, meta di pellegrinaggi a Ferragosto e il Lunedì di Pasqua. A 2 chilometri dal centro abitato, sulla strada per Ceglie presso la Masseria Monreale (tel. 080 4447276) è possibile acquistare mozzarelle, caciocavalli, scamorze e olio, tutto di produzione propria. Una puntata a Ceglie Messapica vale ancora una visita alla Torre dell’Orologio, alla Piazza Plebiscito e al castello ducale.