Architettura simbolo della campagna pugliese, ad Alberobello il trullo perde la sua identità di isolata abitazione rurale per divenire parte integrante di un tessuto urbano in cui ferve la vita di ogni giorno. Vista nel suo insieme, la cittadina sembra essere nata dalla fantasia di un eccentrico progettista: ma l’origine di queste tozze dimore somiglianti a capanne di sassi risale addirittura al Neolitico, quando l’homo sapiens iniziò a costruire strutture megalitiche circolari e, tra queste, le abitazioni a cupola. Il primo nucleo abitato di Alberobello sorse intorno al XIII secolo nei pressi di un fitto bosco di querce, la cosiddetta Sylva Arboris Belli (selva dell’albero della guerra, da un fatto d’armi di cui era stato teatro), da cui il nome del paese. Divenuto feudo dei conti Acquaviva di Conversano, iniziò a popolarsi di contadini attirati dai vantaggiosi contratti per coltivare la terra, nonostante il divieto degli Aragonesi di costituire nuovi agglomerati urbani: quest’imposizione, insieme alla volontà di sottrarsi al pagamento delle tasse sulla costruzione di edifici, indusse il conte Giangirolamo a ordinare che le case fossero erette solo con pietre a secco, quindi facili da smantellare in caso di controllo regio. Si spiega così l’origine dei trulli, nati utilizzando il materiale disponibile sul posto: la duttile pietra calcarea tagliata a forma di piccoli parallelepipedi (le chiancarelle) che, sovrapposti in cerchi concentrici decrescenti, formano il tipico tetto conico poggiante su una base cilindrica e sormontato da un pinnacolo, anch’esso in pietra. L’interno, protetto da solidi muri perimetrali spessi da uno a 2 metri e mezzo, presenta un pavimento di lastre calcaree, piccoli locali in cui si svolgono le attività quotidiane (cucina, stanze da pranzo e da letto) e alcove a nicchia ricavate nello spessore dei muri. La fede religiosa, la fantasia e le credenze popolari hanno poi arricchito le case di significati magici con segni tracciati a calce bianca sulle cupole, forse allo scopo di augurare prosperità e difendere dal malocchio. Dichiarata monumento nazionale fin dal 1910 e inserita nel ’96 dall’Unesco nel patrimonio dell’umanità, oggi Alberobello è una vivace cittadina frequentata da migliaia di turisti. Il flusso dei visitatori converge principalmente nel rione Monti, il più conosciuto, formato da oltre mille trulli che si aprono letteralmente al pubblico: basta passare davanti a un uscio e si sarà invitati all’interno, per affacciarsi sui terrazzi panoramici e magari dare uno sguardo ai prodotti artigianali in mostra (tra i più comuni troviamo soprammobili in pietra locale, presepi, ciondoli in argento, ceramiche, tessili e specialità alimentari). Negozi di souvenir e ristoranti hanno purtroppo snaturato le antiche abitazioni, ma qui il turismo rappresenta una delle principali fonti di reddito; nel periodo natalizio, esempi delle varie attività sono esposti anche in una mostra-mercato dell’artigianato e dei prodotti tipici allestita in Piazza del Popolo. Percorrendo in salita Via Monte San Michele si giunge in Piazza Lippolis dove affaccia la chiesa di Sant’Antonio, con cupole costruite secondo i dettami qui in uso. Un’altra curiosità, in Via Monte Nero, sono i Trulli Siamesi così chiamati perchè originariamente si trattava di un unico edificio doppio, oggi provvisto di due ingressi separati che affacciano su strade diverse.