L’importante è non camminare contromano. Nelle belle giornate di primavera, soprattutto tra Monterosso e Vernazza, il sentiero delle Cinque Terre può essere incredibilmente affollato. Accanto ai camminatori provenienti da ogni angolo d’Italia e d’Europa arrivano con pedule e zaino americani, australiani, turisti di ogni parte del mondo. A gennaio, in una domenica di sole, abbiamo incontrato tre cinesi e una famigliola di Bombay. Poi arrivano i gruppi, e l’affollamento cresce ancora. Tra marzo e giugno, e ancora alla fine dell’estate, comitive di inglesi, tedeschi, francesi, svizzeri si incamminano ordinatamente sul sentiero. Quasi tutti vanno da nord a sud, da Levanto a Portovenere. Se si procede nel senso opposto, incrociare un gruppo nei punti dove il viottolo lascia il posto alla stretta cornice di un muro a secco costringe a una decina di minuti di attesa. Eppure, il fascino della passeggiata c’è ancora. Partendo presto al mattino o continuando nelle ore del crepuscolo il silenzio ritorna sovrano, e fuori dai tratti più battuti (il percorso da Monterosso a Vernazza e la Via dell’Amore tra Riomaggiore e Manarola) l’afflusso non è mai eccessivo: ma anche quando il sentiero è strapieno la vegetazione mediterranea, le rocce, le vecchie case, i panorami sul mare sono gli ingredienti di un’esperienza che non si dimentica. Il merito, del resto, è anche della gestione dell’area protetta che dal 1999 tutela questo meraviglioso scampolo dell’Italia mediterranea. Mentre alcuni dei nuovi parchi nazionali italiani si sono concentrati sui paesi e sulle strade, curandosi poco degli escursionisti, quello del Levante ligure ha scelto di puntare su questa “arteria” da percorrere passo dopo passo, immergendosi in un ambiente di bellezza incomparabile. ‘In mille anni di storia, la gente delle Cinque Terre ha costruito un’incredibile rete di terrazze sorrette da muri a secco. Poi ci sono le scalinate, i canaletti per il deflusso dell’acqua piovana, gli slarghi in cui posare e riprendere i materiali trasportati a spalla’ spiega Franco Bonanini, presidente del parco. ‘Abbiamo calcolato che i muri si sviluppano per oltre 6.700 chilometri, e che per realizzarli sono stati utilizzati nei secoli quasi 8 milioni e mezzo di metri cubi di pietre’. Negli ultimi decenni erano stati in parte abbandonati, e prima della nascita del parco alcuni tratti iniziavano a franare. ‘Salvaguardare questo paesaggio – prosegue Bonanini – è stata la nostra prima priorità. Farlo con tiranti metallici, reti di protezione o muri di cemento avrebbe distrutto la nostra storia. Fin dall’istituzione del parco, nel 1999, abbiamo scelto il metodo tradizionale. E ce l’abbiamo fatta’. Oggi basta uscire dai paesi per scoprire che il restauro è stato un successo; durante la settimana, ancora adesso, si incontrano operai e volontari al lavoro. Il costo – com’è giusto – è a carico del visitatore, al modesto prezzo del ticket di accesso al sentiero o di quello che consente anche la circolazione sui treni locali: dopo qualche ora o l’intera giornata di cammino si può tornare in pochi minuti all’auto, al camper, all’agriturismo, all’albergo servendosi della ferrovia. Costruita fra il 1874 e il 1880, la linea Genova-La Spezia è un’altra importante caratteristica del paesaggio e uno strumento fondamentale per residenti e turisti: il parco ha scelto perciò di collaborare con le FS emettendo i biglietti congiunti e sistemando punti informativi e negozi nelle stazioni di tutti e cinque i paesi – Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore – oltre che a La Spezia Centrale. Chi scende dal treno, insomma, trova subito tutte le informazioni di cui necessita per effettuare l’escursione o per partecipare a una delle tante proposte organizzate. La fantasia degli amministratori del parco e la loro capacità di utilizzare i fondi messi a disposizione dallo Stato e dall’Unione Europea rende infatti le Cinque Terre un grande cantiere di iniziative: sui terrazzi restaurati insieme ai sentieri sono stati rimessi a coltura gli olivi e le viti, affiancati in alcune zone da altre coltivazioni biologiche; un laboratorio del parco produce pesto, limoncello, marmellata di limoni, miele e liquori a base di erbe, che vengono impiegate anche per profumi e cosmetici naturali. I visitatori possono inoltre scegliere fra itinerari gastronomici, percorsi di seawatching e corsi (gratuiti) di italiano per stranieri, mentre sono rivolti ai residenti i programmi di naturopatia e di educazione alimentare. Nell’immediato entroterra gli agriturismi sono sorti a decine, durante la bassa stagione è stato avviato un fitto calendario di convegni su temi ambientali e per le scolaresche delle medie ci sono numerosi programmi di passeggiate anche personalizzabili. Certe volte, però, a fare la differenza sono delle scelte ancora più semplici. A Monterosso, accanto al lungomare e alla spiaggia, il vecchio campo sportivo è stato trasformato in un posteggio a pagamento capace di accogliere centinaia di auto e camper. Si arriva in mezz’ora dall’autostrada, si lascia il veicolo, si continua a piedi o in treno. Sembra ovvio: per la Liguria, invece, è quasi una rivoluzione.