Un parco ‘naturalmente’ ospitale, un’area di straordinaria bellezza in cui la presenza dell’uomo, con le sue attività e tradizioni, si colloca mirabilmente in un contesto territoriale di elevato pregio naturalistico e paesaggistico. E’ con questa premessa che invitiamo i lettori di PleinAir alla scoperta del Parco Naturale Regionale del Beigua, con l’auspicio che questi amici, fautori di un turismo sensibile e responsabile, possano apprezzare paesaggi suggestivi e incontaminati, gustare invitanti prodotti tipici, avvicinarsi con rispetto ai piccoli segreti della vita animale e vegetale presente nell’area protetta. Un augurio sincero che deriva dall’impegno che l’Ente Parco – in coerenza con le diverse iniziative attivate anche da Federparchi e da molti parchi nazionali e regionali italiani – sta profondendo per l’individuazione e per l’attuazione di strumenti e politiche per un turismo di qualità, compatibile con la tutela delle risorse ambientali e rispettoso delle esigenze delle comunità locali. Dario Franchello, presidente Ente Parco del Beigua

Il parco più grande della Liguria è quasi una sintesi della natura di questa regione: stretto, solitario, poco noto, a parte quegli scorci costieri che i turisti conoscono fin troppo. E’ una meta da intenditori, da raggiungere in camper lungo stradine finalmente tornate tranquille, dando le spalle al bagnasciuga e ai relativi divieti. Su 26 chilometri di crinale, a cavallo tra Alpi e Appennino, quassù si sale per salutari e panoramiche sgroppate o per gustarsi il volo leggero dei rapaci. Esteso oltre il doppio di quello nazionale delle Cinque Terre, il parco regionale del Beigua esiste fin dal 1985. Versanti scoscesi e praterie montane ospitano una diversità ambientale sorprendente, da scoprire lungo una fitta rete di sentieri (quelli segnalati contano 500 chilometri). Faggi, castagni, pinete e macchia mediterranea riguardo alla vegetazione, con fiori bellissimi e rari come viole, gigli e orchidee; caprioli, cinghiali e daini quanto alla fauna, assieme a sporadici passaggi del lupo, ad anfibi e rettili e a un’ottantina di specie di uccelli nidificanti, tra cui aquila e gufo reale. E poi, due volte all’anno (soprattutto in primavera) i cieli del Beigua si affollano di aquile e falchi, nibbi e albanelle per il passo prenuziale: è allora che gli ornitologi si danno appuntamento sulle colline di Arenzano e il birdwatching diventa – provare per credere – un gioco emozionante. Per il resto questo è un parco italiano, vale a dire abbazie, piccoli centri, produzioni artigianali che attendono l’escursionista dopo una giornata di natura. Si propongono sommessamente, ma anche qui a un turismo nuovo e rispettoso è affidato il non lieve fardello della sopravvivenza di interi paesaggi e tradizioni che vengono da lontano. Alcune mete tra le più interessanti sono descritte in breve nelle note che seguono; molte altre ve le indicheranno volentieri al parco. Badia di Tiglieto Sconosciuta ai più, in posizione appartata tra i boschi e i prati della Val d’Orba, è la più antica abbazia cistercense d’Italia. La sua fondazione risale infatti al 1120 e, nonostante di chiesa e convento restino oggi solo alcune porzioni originali tra cui la splendida sala capitolare (il complesso venne trasformato in dimora gentilizia a partire dal Quattrocento), la visita è assolutamente da non perdere. E’ possibile acquistare in loco ottimi liquori prodotti direttamente dai frati, e belle passeggiate portano al vicino ponte romanico sull’Orba (a cinque arcate e in serpentino locale) oppure negli adiacenti boschi di faggio e castagno. Altre emergenze monumentali dell’area protetta sono l’eremo del Deserto, sopra Varazze, fondato dai frati carmelitani e punto di partenza per un percorso botanico con pannelli, e il forte Geremia (breve sentiero dalla strada per il Passo del Faiallo), magnifico esempio di fortezza ottocentesca eretta a presidio del Passo del Turchino, valico di comunicazione fra la costa e il versante padano attraverso la valle dello Stura (il parco ne ha cofinanziato il restauro).