Nella vita di tutti i giorni si può essere elettrizzati da un incontro, da un panorama, da una partita di calcio, da un film. Nella Città della Scienza di Bagnoli, alla periferia occidentale di Napoli, capita invece di elettrizzarsi nel senso letterale del termine: si sale su una pedana, un tecnico preme un pulsante e i capelli si drizzano all’improvviso verso l’alto, regalandoci un’acconciatura da porcospino. Il trucco del Drizzacapelli, il macchinario che fa il verso agli esperimenti condotti due secoli e mezzo fa da Benjamin Franklin, sta nell’elettricità statica che la pedana accumula nel corpo e sui vestiti di chi vi sale. La carica, dello stesso segno di quella contenuta nella pedana, tende ad allontanarsi da questa concentrandosi appunto nei capelli, che partono in su. Grandi e bambini osservano a bocca aperta, ridono, imparano certamente qualcosa di nuovo. Altrettanto sorprendente è la Forza dell’Aria: due visitatori o altrettante squadre contrapposte tentano di separare un paio di emisferi metallici del diametro di un palmo o poco più, ma nessuno ci riesce. Il vuoto creato da una pompa tra le metà della sfera le unisce con una forza superiore a qualunque colla in commercio. Per chi ne sa di fisica, anche questo è un esperimento famoso: a ideare la macchina, nel 1672, fu il tedesco Otto von Guericke, pioniere degli studi sul vuoto, che ebbe un grande successo presso il pubblico della città di Magdeburgo facendo tirare i suoi emisferi da cavalli. A Bagnoli, nessuno ricorda al visitatore i nomi di von Guericke e Franklin. Le macchine della Città della Scienza, però, fanno comprendere tanti fenomeni meglio di diverse ore trascorse sui libri. Molto più serio di un luna park, molto più divertente di un museo, il complesso (altrimenti chiamato Science Centre) è la prima struttura del suo genere nella penisola, capace di stupire il visitatore innanzitutto grazie alla sua posizione. Affacciata sul golfo di Pozzuoli in vista delle rupi di tufo di Posillipo, dell’isolotto di Nisida e del lontano promontorio di Baia, ha preso il posto di un impianto destinato alla produzione di solfato di rame (che è stato più tardi adibito alla realizzazione di fertilizzanti e concimi chimici). Ideata a metà degli anni Ottanta sull’onda del successo di strutture come l’Exploratorium di San Francisco e la Città des Sciences della Villette alla periferia di Parigi, la Città della Scienza è stata inaugurata parzialmente nel 1996 e definitivamente nel 2001 con la partecipazione di Carlo Azeglio Ciampi e l’attenzione della stampa nazionale e locale. Il progetto, avviato dalla Fondazione IDIS, è stato il primo passo per il recupero dell’area industriale di Bagnoli, uno dei più grandi complessi di impianti e capannoni dismessi d’Europa. All’interno dello Science Centre funzionano anche servizi destinati al mondo del lavoro, come un incubatore dedicato alle imprese ad alto contenuto tecnologico e un BIC (Business Innovation Centre) finanziato dall’Unione Europea. La struttura, che ormai lavora a pieno regime, impiega qualche centinaio di persone; e in pochi mesi la Città è diventata la seconda meta per numero di visitatori in Campania, dopo gli scavi di Pompei ma prima degli appartamenti della Reggia di Caserta. La presenza di capannoni, ciminiere, gru arrugginite e in abbandono dall’altro lato di Via Coroglio fa risaltare ancora di più gli edifici restaurati del complesso, davanti ai quali si alzano i portali in acciaio attraversati da un ruscello della Via della Conoscenza, opera dello scultore israeliano Dani Karavan. All’interno, il rigore scientifico e il sorriso vanno di pari passo: l’allestimento dello studio di architettura napoletano Pica, Ciamarra e Associati è un unico e vastissimo open space di 12.000 metri quadrati di superficie, interamente accessibile ai disabili. Accanto al Drizzacapelli e alla Forza dell’Aria, un altro centinaio di marchingegni e installazioni interattive richiama l’attenzione del visitatore; alcuni richiedono l’intervento di un tecnico, ma la maggioranza può essere fatta funzionare senza aiuto. Tra i macchinari più apprezzati dal pubblico spiccano I Fulmini Imprigionati, una sfera trasparente e cava percorsa da particelle elettrizzate: basta posare una mano sull’esterno della sfera per vederle concentrare in un’unica e impressionante saetta. Nei due tubi di Bolle in Fuga, alti quasi 5 metri, grandi bolle d’aria risalgono pigramente attraverso una miscela d’olio colorato. Vetri e specchi di ogni dimensione e foggia permettono di capire che le immagini possono essere manipolate facilmente, facendo apparire un bambino più alto di suo padre o sua madre. Gnam, la sezione al primo piano della Città, illustra con esperimenti e giochi i problemi legati al cibo e all’educazione alimentare. Da qualche decina di schermi affiancati da una piccola telecamera, chiacchiera con adulti e bambini il burattino virtuale BIT, animato da un addetto nascosto in una cabina di regia. Com’è ovvio, molte attività della Città della Scienza sono dedicate ai più giovani. Mentre i ragazzi delle scuole (dalle elementari ai licei) rendono spesso affollatissime le sale nel periodo delle gite scolastiche primaverili, la sezione dell’Officina dei Piccoli propone ogni giorno attività ed esperimenti ai bambini fino ai 12 anni: ci sono vasche d’acqua, un pavimento sonoro, oggetti in grado di emettere odori e una sezione speciale pensata per i piccolissimi fino ai 3 anni. Non è da meno la cupola di 10 metri di diametro che fa del Planetario della Città uno dei più grandi d’Italia, e il maggiore del centro-sud. Nella struttura, isolata dal resto del complesso, è possibile scoprire i pianeti, le stelle (il proiettore ne può far vedere 7.000) e altri oggetti celesti: ancora uno spettacolo affascinante e senza tempo, che emoziona i visitatori di ogni età