I paesi albanesi e il versante ionico Da Terranova rientriamo in Calabria per un primo approccio con il mondo delle comunità albanesi. Il primo centro abitato, ancora in Basilicata, è San Paolo, veramente grazioso, dove le donne indossano i costumi caratteristici anche nella vita di ogni giorno. Un piccolo museo (vedi PleinAir n. 305) viene aperto a richiesta: non è soltanto un’esposizione di oggetti, ma la descrizione di un’economia di cui pochi conoscono i caratteri. Più spettacolare e turistico il successivo paese di Oriolo, oggetto anche di alcuni ingiustificati interventi di “valorizzazione”: ad esempio, uno strano teatro all’aperto in stile romano.

Ed eccoci sulla costa ionica, nei pressi di uno dei centri che ha migliorato la qualità della sua offerta: Marina di Amendolara. Il paese appare più curato e l’abitato è arretrato rispetto alla costa, occupata invece da una bella area verde attrezzata, con un viale ornato di palme e possibilità di parcheggio. La costa presenta spiagge ciottolose con un po’ di macchia ornata di oleandri. Oltre Amendolara Marina è da segnalare la vicina torre di Capo Spulico, sito assai suggestivo e ottimo per la sosta (possibile anche nel campeggio “Le Vele”, molto semplice). Meno interessante il centro di Roseto che si fa notare solo per il castello, ristrutturato a ristorante. A questo punto possiamo di nuovo concederci un soggiorno sul mare. I posti migliori si trovano nel territorio di Corigliano. Troviamo qui un tratto di costa (quella di Sibari) caratterizzato da spiagge sabbiose, macchia rigogliosa e fitte pinete, oltre che da un sereno entroterra agricolo costellato da paesi pittoreschi. L’ambiente così descritto non ha la bellezza spettacolare della costa tirrenica, ma non ne ha neppure il degrado, se si eccettuano due cattedrali nel deserto costituite dal porto di Sibari (utilizzabile giusto come area di sosta) e dalla lottizzazione di Laghi di Sibari.

Tra queste due strutture c’è invece un tratto di costa attrezzato molto positivamente, con due campeggi confortevoli e di caratteristiche complementari: il ‘Thurium’, del tipo esteso, attrezzato e con animazione, e l'”Onda Azzurra”, del tipo raccolto e familiare. In entrambi l’accoglienza è ottima. Non a caso citiamo queste strutture, perchè l’esplorazione del versante ionico del Parco del Pollino comprende due zone ben distinte: a settentrione e assai vicino al mare, i bacini del Raganello e del Caldenelle con le loro gole; a occidente, più lontano, il versante meridionale del massiccio dell’Orsomarso. La prima zona può dunque essere esplorata più proficuamente con escursioni giornaliere, avendo così modo di godersi il mare e anche di approfittare di qualche guida resa disponibile dai campeggi, mentre l’altra si presta molto meglio ad uno spostamento in camper con pernottamenti in loco. Le Gole del Raganello si possono esplorare dal basso e dall’alto. La prima di queste escursioni muove dalla statale 92 che dal mare porta a Civita. Ad un certo punto si arriva a un ponte che scavalca il torrente. Lasciate il mezzo e, a piedi o in bici, portatevi sul greto del torrente in riva destra. Entrerete in breve nelle gole, in un punto molto suggestivo, dove queste si possono risalire per un po’ fino ad arrivare sotto il Ponte del Diavolo. A questo punto tornate al vostro mezzo e portatevi a Civita, da dove potete calare sulle gole nello stesso punto (il Ponte del Diavolo) che è uno dei più famosi e visitati. Civita è un altro paese albanese molto vivo e pittoresco, con un interessante museo, notevole per il fatto di essere una struttura tesa a conservare la storia e la cultura di quel popolo più che ad esporre oggetti. Da Civita potete poi salire al Monte Moschereto, lungo una strada che presenta punti panoramici e un’area picnic.

Per accedere alla parte alta delle gole occorre invece risalire la valle del Caldenelle, torrente che presenta una gola spettacolosa a Cerchiara. Da Cerchiara si sale a San Lorenzo Bellizzi e da qui una strada stretta scende a precipizio sull’imbocco delle gole. Se siete in camper fermatevi in tempo perchè poi potreste avere serie difficoltà a girarvi e risalire. Qui le acque sono pulite, dato che non ci sono abitati a monte, e si può scendere e fare torrentismo discendendo la gola con l’aiuto di un’attrezzatura a patto di essere almeno in tre. Prima di abbandonare la zona sono infine d’obbligo due deviazioni. Anzitutto la visita al pittoresco santuario della Madonna dell’Armi, che si raggiunge attraversando un’area naturalisticamente assai pregevole ed anche ben attrezzata per l’uso turistico. In secondo luogo, l’escursione alla nota Grotta delle Ninfe: qui sgorga una sorgente di acque calde sulfuree che alimentano una piscina termale realizzata all’uscita della grotta stessa.

L’altra faccia dell’Orsomarso A questo punto abbandoniamo il mare e dopo una visita al borgo di Corigliano imbocchiamo la statale 534 verso Lungro. E’ questo un centro albanese dal quale, secondo alcune guide, si può salire sulla montagna attraverso una nuova strada asfaltata, oppure tramite la sterrata che passa per Acquaformosa. In realtà si tratta di strade strette, ripide e pericolose sia in salita che in discesa. Andate invece a visitare il grazioso e ristrutturato paese di Altomonte e poi dirigetevi verso Saracena, paese isolato tra i monti, con un bel centro storico ben tenuto e con un’estesa parte moderna ricca e industriosa. Da qui infatti parte una strada molto bella che in circa 20 km conduce al punto più bello di tutto il massiccio: il Piano di Novacco. Qui troviamo un’area ideale per il campeggio libero praticato soprattutto da gruppi giovanili.