Achill Island, nella contea di Mayo, è la più vasta delle isole che fronteggiano la costa nord-occidentale irlandese. Ma è un’isola solo di nome, in quanto è collegata alla terraferma dal ponte Michael-Davitt. Per visitarla ci vuole il bel tempo perchè il mezzo più piacevole per conoscerla è la bicicletta, alternandola con lunghe passeggiate a piedi. Col sole può essere fantastica, specialmente per i campeggiatori che possono piantare le loro tende proprio vicino al mare. Le spiagge sabbiose di Achill Island, anche se in estate attirano molti turisti, non sono mai superaffollate. Gli irlandesi vi si recano abitualmente per dedicarsi alla pesca. Un piccolo museo di una sola stanza illustra con foto in bianco e nero le fasi della pesca allo squalo al largo delle coste. A bordo dei loro fragili currach, gli irlandesi sfidavano la tempesta per arpionare squali pellegrini dal peso di parecchie tonnellate. Queste tipiche imbarcazioni sono cambiate nel corso del tempo: oggi sono formate da una struttura di listelli di legno rivestita di tela catramata, con la chiglia stretta che permette di scivolare sulle onde invece di passarvi attraverso. Grazie alla loro leggerezza, possono essere portate a riva senza cercare un ormeggio riparato. L’isola appare come un luogo magico e intatto: case bianche, alcune con i tetti tradizionali di paglia, torbiere scure, lande ricoperte di erica violacea, montagne alte oltre i 600 metri che poi terminano in scogliere dirupate oppure si aprono in spiagge dalla sabbia finissima e bianca. In buona parte incoltivabile, Achill Island concentra il maggior numero dei suoi circa 2.000 abitanti nel borgo di Keel, che sorge in prossimità di una splendida spiaggia sabbiosa. Con la bassa marea emergono fra le alghe grandi agglomerati di mitili attaccati saldamente alle rocce, mentre i gabbiani planano a banchettare. Durante una delle nostre escursioni a piedi, ci inoltriamo sul terreno nero di torba per scoprire il Desert Village. Troviamo solo alcuni resti di edifici e pietre tombali sparse fra l’erica. L’insediamento venne fondato nel 1834 da un vicario protestante, il reverendo Edward Nangle, che comprò oltre metà dell’isola e fece costruire case, una scuola gratuita, un ospedale e la mensa popolare a condizione che i beneficiari abiurassero il cattolicesimo. Il tentativo fallì e tutto andò in rovina. La passeggiata termina sul promontorio di Saddle Head, all’estremità nord-occidentale dell’isola, dove lo sguardo abbraccia l’imponente barriera rocciosa che si snoda per 13 chilometri fino alle scogliere di Achill Head, alte 250 metri. Assistiamo ad uno splendido tramonto (il nostro orologio segna le 23), ma il vento soffia gelido anche se siamo alla fine di luglio. Nell’entroterra le paludi di torba e le montagne sono punteggiate di resti antichi: menhir, cerchi di pietra e dolmen. Un lago circondato da pendii sassosi si trova al centro dell’isola. E’ un posto spoglio ma suggestivo nella sua essenzialità ed è il punto migliore per salire sul Croghaun, la seconda montagna dell’isola il cui lato che guarda verso il mare vanta scogliere altrettanto spettacolari. Fra le dimore più conosciute storicamente, incontriamo quella del capitano Boycott. Nell’Ottocento i mezzadri di Ballinrobe studiarono una strategia per arginare la sua prepotenza e da allora il termine ‘boicottaggio’ è entrato a far parte del linguaggio comune. A Kildownet, un castello quattrocentesco ben conservato ci ricorda la terribile regina dei pirati Grace O’Malley. L’eco delle sue imprese aleggia ancora nelle fantasie popolari, e questa è solo una delle tante roccaforti costruite per controllare i mari. Ma le fantasie popolari in Irlanda vanno e vengono come i boccali di birra…