Posta a sud del Massiccio Centrale e poco lontano dal mare (una stretta lingua si spinge, in realtà, fino alle Bocche del Rodano), la regione dell’Ardèche-Cevennes risente dei due climi mediterraneo e atlantico. Qui gli inverni sono lunghi, innevati e particolarmente ventosi: tant’è che in passato ogni villaggio aveva il suo clocher de tourmente (campanile della tormenta), che annunciava l’imminente arrivo della tempesta di vento. D’estate prevale la vicinanza col Mediterraneo e il caldo si fa sentire, anche se mitigato da foreste, fiumi e notti fresche.

Il nostro itinerario inizia al Pont du Gard, tra Nìmes e Avignon. Tre serie di arcate che vanno a restringersi verso l’alto sostengono l’acquedotto che distribuiva a Nìmes 20.000 metri cubi al giorno di acqua, incanalata a 50 chilometri dalla città. L’eleganza delle linee, il colore dorato della pietra, il fascino dei boschi e delle acque ne fanno un sito frequentatissimo, all’altezza della sua fama. Qui ci si può dedicare alla canoa o a bagni ristoratori nelle acque limpide del fiume. I grandi parcheggi a pagamento sulle due rive sono molto frequentati di giorno, ma liberi a sera. Un giro in bicicletta per stradine secondarie permette di visitare Remoulins, capoluogo del cantone, Saint Hilaire d’Ozilhan (interessante lavatoio) e Castillon du Gard. Prima d’immergerci nelle gole dell’Ardèche merita una visita Uzès, graziosa cittadina dove è evidente l’influenza rinascimentale italiana. Da visitare Piazza delle Erbe, con i suoi larghi e bassi portici, la torre Fenestrelle, superstite dell’antica cattedrale romanica, e il castello ducale, dominato da un enorme torrione quadrato. Una bella veduta della città si ha dalla Promenade Racine, sulle antiche fortificazioni.

L’Ardèche

Tra St-Martin e Vallon le gole sono strette e le pareti troppo ripide per lasciar passare una strada: bisogna ammirarle dall’alto. E’ il paradiso dei canoisti e degli scalatori; il resto della massa si accalca all’inizio e alla fine dove gli spazi si aprono e sorgono i paesi e le strutture turistiche. La strada panoramica si snoda al di sopra delle grandi falesie perpendicolari, scolpite in mille forme e attraversate da molte grotte, tra cui quella di Chauvet-Pont-d’Arc (scoperta nel dicembre del 1994) e quelle di Marzal e di Orgnac-l’Aven. Prima tappa a St-Martin, dove ci si può sistemare nel parcheggio lungo la strada che costeggia il fiume, oppure in quello più tranquillo all’interno, su piano erboso. Gli spazi migliori, proprio sul fiume, sono invece riservati alle auto e sbarrati. Una passeggiata di un quarto d’ora porta al bel paesino medioevale di Aigueze, abbarbicato alla roccia e a strapiombo sul fiume.

Ripresa la strada una sosta è d’obbligo al Pont-d’Arc, uno spettacolare ponte naturale dove il fiume forma alcuni laghetti molto profondi assai frequentati per i bagni già dal mattino presto, con completa saturazione dei parcheggi. Poco più avanti il bel parcheggio pianeggiante delle due compagnie che noleggiano le canoe, privato ma di libero accesso, offre un’ottima sistemazione per la notte. Ad ogni buon conto il vicino paese, molto frequentato di sera, è fornito di area di sosta con colonnina per l’acqua e lo scarico. Per sfuggire al caldo torrido ci dirigiamo ora in montagna, verso Ruoms: venti chilometri e siamo fuori dalle rotte turistiche. All’inizio la strada passa a metà canyon, sotto gallerie scavate nella roccia e in vista del fiume; poi raggiunge Largentière, città mineraria tutta in pietra, con il castello che domina dall’alto e le case affacciate sulla Ligne. Infine, in un paesaggio ormai montano, le vedute si ampliano a Loubaresse. Siamo a 1230 metri d’altezza: grandi spazi, pascoli, tanto silenzio e le comodità di un centro abitato convincono a fermarsi per la notte. Poco sotto il paese c’è un camping è la ferme, ma chiedendo il permesso si può sostare ovunque.

Al Col de Meyrand (1370 metri) l’erica ricopre intere fiancate dei monti. La strada prosegue in mezzo a grandi foreste fino al Col du Pendu (1435 metri) e poi al Col de Chavade, dove si ricongiunge con la statale N 102 che sale da Aubenas, assai più trafficata; ci dirigiamo verso la foresta di Mazan, per visitare i resti di un’abbazia. Poco dopo il colle un cartello indica la linea dello spartiacque tra Mediterraneo e Atlantico, e un altro il percorso dei laghi che vogliamo raggiungere. Tra questi il bacino vulcanico di Issarlès è un vero gioiello, con acque limpidissime e balneabili e in alcuni punti profondissime; un sentiero permette di scegliersi la propria spiaggetta per il bagno e il picnic. Per la notte non ci sono problemi: c’è una piccola area di sosta a pagamento con luce, acqua, scarico, servizi e docce calde. Volendo si può sostare nella piazzetta della chiesa o in qualche altro parcheggio del vicino centro abitato, che di sera è quasi deserto.