Viaggiare alla velocità di sei chilometri l’ora, seguendo il serpeggiare di un canale vecchio di quattrocento anni, non è certamente il modo più veloce o efficiente per conoscere la campagna francese. Si tratta di un incedere curioso, in cui la possibilità di scelta o di deviazione è di fatto preclusa. Voi siete su una barca e potete andare solo in due direzioni: avanti o indietro. Per uscire dal canale i mezzi a disposizione sono due: i piedi oppure le minuscole biciclette che le compagnie di noleggio dei battelli chiamano con condiscendenza vèlo-boat, ma che non permettono di coprire grandi distanze e tantomeno dislivelli più che minimi. Però, in verità, è difficile sentirsi rinchiusi o costretti, mentre si percorre il Canal du Midi. A un passo dalle sue banchine ci sono città grandi (come Tolosa, Carcassonne, Bèziers, Narbonne) e piccoli paesi che, dopo la fine del traffico commerciale lungo il canale, sono rimasti un po’ ai margini dello sviluppo. In parte felicemente, a volte con un velo di tristezza, come quelle cittadine che, dopo l’apertura di una nuova superstrada, vedono scomparire nell’arco di qualche giorno tutto il loro traffico e la loro animazione. Ma le tracce del passato, lungo il canale, si trovano dovunque. Le banchine sono percorse dalle strade d’alzaia, lungo le quali camminavano i cavalli da tiro trascinando lentamente le chiatte su e giù dall’Atlantico al Mediterraneo. Ogni tanto, da un’ansa del Canal du Midi appare la mole di una grande costruzione chiara che, nata come punto di sosta per i naviganti (con magazzini, locanda e stalle per i cavalli), è diventata una fattoria, una villa oppure un supermercato. Il bello di una vacanza di questo genere sta nell’entrare nella mentalità del navigante, cioè di pensare alla terra oltre le sponde in funzione del canale e non viceversa. Così, il gioco diventa divertente e si arriva a sorridere dell’assurda velocità delle auto che, su un ponte o a fianco della riva, sfrecciano rumorose. Ci vuole pazienza, insomma, per apprezzare la vita sulla vecchia via d’acqua. Ma questa viene in genere ripagata con un senso di tranquillità e d’appartenenza allo scenario maggiore che in molti altri modi di viaggiare.

Da Carcassonne a Bèziers Chi non ha mai sentito parlare di Carcassonne? Famosa (e affollata ai limiti della decenza) la città turrita sulle colline fu una fortezza ambita, assediata e conquistata molte volte durante i secoli in cui imperversarono le guerre di religione. Divenuta in seguito una delle piazzeforti del regno alle spalle del confine con la Spagna, iniziò a declinare fino alla comparsa di un’eccentrica figura d’architetto: Eugène Viollet-le-Duc, nel 1844, se ne innamorò e iniziò a ricostruirla. In parte seguendo l’evidenza storica, in parte fidando sulle sue personali convinzioni su come dovesse apparire una vera città medioevale. Fatto sta che la rocca, con le sue torri, le sue stradine piene di negozi per turisti è lì, a un passo dal canale più famoso di Francia, e la visita è inevitabile. E può anche riuscire, scansate le lusinghe colorate e profumate del turismo-show, di coglierne l’anima (soprattutto la mattina presto o la sera, quando i pullman sono sciamati via dai suoi mille parcheggi). Il nostro canale si snoda invece compassato verso est, fino al porto di Trèbes, a una dozzina di chilometri di distanza. Oltre le chiuse del paese e quelle di Marseillette, la discesa continua (e questo significa il moltiplicarsi delle chiuse) fino a La Redorte, con il suo castello sulle rive. Questo tratto del Canal du Midi corrisponde perfettamente all’immagine classica delle Voies Navigables de France: interminabili file di platani ombreggiano l’acqua quasi immobile, piccoli paesi nascondono porti turistici (come a Homps) chiese e, ovviamente, cantine sociali. Spettacolare è quella di Ventenac-en-Minervois, racchiusa nella mole di un castello ricostruito a un passo dal canale, con ottimi vini e un piccolo museo dedicato alla viticoltura tradizionale.