Distese di vigneti a chiudere l’orizzonte, come mai c’era capitato in tutti i nostri viaggi. Villaggi di case a traliccio, coloratissime, alcune in maniera anche troppo accesa. Insegne a forma di botte e di bottiglia, giganteschi barili (vuoti) e cataste di bottiglie (piene, in vendita) a segnalare aziende vinicole, ovunque. Torchi di antico uso collettivo rimasti a far da monumento sotto tettoie ai margini delle strade e, al tempo della vendemmia, cortei di mezzi agricoli carichi di uva verso la pesa pubblica o la cantina, laddove il trattore ha sostituito il cavallo e la plastica il legno, ma ancora circolano vecchi tini messi lì non certo per farsi fotografare dai turisti. E infine, balconi fioriti anche d’autunno e un vago, insistente profumo di mosto dappertutto: certe finestrelle basse, quasi a livello della strada ci svelano da dove proviene… La Route des Vins dell’Alsazia (la regione francese cui il Reno fa da confine con la Germania: ce lo ricordano parecchi toponimi) si snoda per circa 200 chilometri fra le cittadine di Marlenheim e Thann, su un percorso prevalentemente pianeggiante ai bordi delle colline, per strade di scarso traffico (tranne in prossimità di centri abitati o nella connessione con arterie più importanti) che invitano a usare la bicicletta. Appositi e vistosi cartelli segnalano varianti specifiche e riservate alle dueruote ai margini dell’itinerario principale (vedi servizio seguente). Le cittadine e i villaggi della Route des Vins si possono dividere grosso modo in tre categorie, a cominciare da quelli turistici con grandi parcheggi per i pullman, dove le comitive dilagano per strade e vicoli che strabordano ovviamente di confezioni di vino: è tutto ancora molto bello, per carità, ma questa sensazione di omologato rovina molto del piacere della visita. Poi ci sono i villaggi pittoreschi che in certe ore si attraversano senza incontrare anima viva, e tuttavia non sembrano messi lì, come i precedenti, per i turisti. Infine, più rari, quelli meno colorati ma dove, in stagione di vendemmia, è tutto un fervore di attività. Qui chi va di fretta passa senza neppure dare un’occhiata, e invece è un errore. In queste corti, negli odori che emanano, nei grandi recipienti di plastica che invadono le strade sta lo spirito della strada del vino: ed è qui, se possibile, che compreremo la bottiglia, souvenir e simbolo del viaggio, perchè se pure qualità e prezzo saranno come altrove ci sembrerà sia stata messa lì affinchè noi la scovassimo. Un dèpliant d’agenzia reperito in loco schematizza il tracciato della Route des Vins attraverso ben 100 località, la maggioranza sul percorso, le altre raggiungibili con brevi deviazioni. A voler vedere tutto non basterebbe una settimana e quindi ci limitiamo, a titolo indicativo, a riportare un estratto del nostro diario di bordo: in soli tre giorni riteniamo di esserci fatta un’idea della zona, percorrendo le strade a un’andatura più che tranquilla e soffermandoci nei posti che ci sembravano più significativi. Da Marlenheim a Saint Hyppolite (114 km) Nel capolinea settentrionale del nostro itinerario troviamo, sulla strada principale che attraversa l’abitato, l’ufficio informazioni che ci rifornisce di tutto il materiale illustrativo occorrente per la nostra ricerca. Subito il primo paese pone una difficoltà, almeno a chi ha un mezzo troppo alto: la porta fortificata d’accesso di Wangen è alta solo 3,10 metri (si andrà a piedi a vedere le belle case). Altrettanto dicasi per la tappa seguente, Westhofen (qui l’altezza è di 3,30 metri), con case del XV e XVI secolo e grande vista sui vigneti: ci siamo infatti alzati un po’ rispetto alla pianura. Alcuni pozzi segnano il percorso fra Traenheim (ancora antiche case) e Dangolsheim: qui i Romani captarono due sorgenti sotterranee, il cui accesso è a fianco di un abbeveratoio. Ad Avolsheim merita una visita la cappella di Saint Ulrich, a croce greca, con affreschi e finestrelle strombate. Da qui parte, tabellata, la pista ciclabile sul canale della Bruche. Bella porta d’ingresso risalente al XIV secolo a Mutzig, insegne caratteristiche a Dorlisheim, ancora porte a Rosheim (tre in fila che inquadrano case a traliccio), chiesa romanica dei Santissimi Pietro e Paolo e pozzo del 1605. Altro pozzo rinascimentale e un abbeveratoio a Boersch-Saint-Leonard, che conserva ancora tre antiche porte urbiche. Poi il paesaggio della nostra Route des Vins cambia di colpo: ai vigneti si sostituisce una foresta di aceri, frassini, cerri e platani con tutti i colori dal verde al giallo al rosso, poi solo abeti. Si sbuca a Sainte Odile, salendo sotto gli spalti del paese (di nuovo un ingresso a 3,30 metri) da cui si gode un ampio panorama sui Vosgi. Ci si rituffa per una stradina piuttosto stretta tra aceri, abeti e faggi: è la foresta demaniale di Saint Wabor, dove è segnalato un percorso a piedi di circa un chilometro in direzione di una sorgente; un’altra passeggiata, più avanti, porta verso le rovine di un’abbazia. Ritroviamo la pianura a Obernai che sfoggia notevoli case a traliccio e una chiesa con insolito campanile a cuspide. Un singolare edificio, a metà fra il museo e la bottega, ci attende a Gertwiller, che si fregia del titolo di Capitale du Pain d’èpices: in un granaio del XVIII secolo sono esposti innumerevoli oggetti riguardanti il pane speziato e altri dolci, nonchè le tradizioni locali (visite dal 15 settembre al 31 dicembre, aperto solo la domenica pomeriggio). Spicca una Stube in legno, salvata da una demolizione; non manca, a fianco, il banco di vendita dei prodotti che ci offre lo spunto di un originale souvenir per gli amici rimasti a casa (troveremo più avanti, nella città di Sèlestat, un altro museo del pane d’Alsazia). E finalmente a Mittelbergheim troviamo un villaggio poco appariscente ma genuino (il turista alla ricerca di colori e dettagli eclatanti potrebbe saltarlo, per poi scoprire che risulta classificato tra i ‘cento più bei villaggi di Francia’!) con belle corti odoranti di mosto (qui tutti, a quanto pare, producono vino), una fucina, un frantoio con un torchio in noce del XVIII secolo (con due chili di olive si faceva un litro d’olio, ci racconta orgoglioso il proprietario), l’immancabile lavatoio. All’uscita una distesa incredibile di vigneti, tra cui spuntano i campanili di altri villaggi. Ancora un borgo fortificato, Dambach-la-Ville, ma si entra ed esce facilmente dalle porte; anche qui case a traliccio. Poi a Dieffenthal, patria del Pinot Blanc, i vigneti ci appaiono cosparsi di rocce rosa che risaltano alla luce del tramonto. E l’ultima visione della giornata è costituita da due torri circolari che si ergono dai rispettivi colli sul mare di vigneti.