La netta demarcazione linguistica tra il nord e il sud del Belgio, tra fiamminghi e valloni, ha origini molto antiche. Essa corrisponde alla linea della colonizzazione romana, a nord della quale prevalsero dialetti germanici mentre al sud s’impose il latino, che resistette anche quando nei secoli fu costretta al ripiegamento. Ma per la stessa fiamminga Antwerpen (in italiano Anversa) la leggenda chiave si richiama al periodo gallo-romano in cui sulla riva della Schelda esisteva solo un agglomerato di pescatori. E’ la storia di un nerboruto “passatore”, in questo caso tutt’altro che cortese se tagliava una mano al passeggero che si ribellasse all’esosità del pedaggio. Sarebbe stato un legionario romano, tale Silvius Brabo, ad applicare il contrappasso, gettando poi nel fiume la mano recisa al malvivente. Così hand, mano, e werpen, gettare, avrebbero dato il nome ad Antwerpen, mentre dal legionario avrebbe preso il nome l’intera regione del Brabante. Soltanto una leggenda, certo, ma alla quale è data cittadinanza nella storica Grote Markt di Anversa (punto di partenza del primo e più importante itinerario anversese), dove la fontana in bronzo al centro della piazza rievoca la vicenda.

Le facciate sature di decorazioni dei palazzi delle gilde, le ricche corporazioni locali, compongono il quadro della piazza insieme a un imponente palazzo comunale del Cinquecento – di stile tutt’altro che leggero, che vide la collaborazione di un nostro architetto nella creazione di un inusitato Rinascimento italo-fiammingo. Da qui la vicinissima cattedrale di Nostra Signora – con quattro opere di Rubens – e il suo altissimo campanile possono essere raggiunti in tre modi: o vi procurate una piantina nell’ufficio turistico che sta proprio in piazza, o parlate fiammingo, o ci arrivate a orecchio seguendo il suono di un concerto di campane. Restando in zona si possono avvicinare altri tesori della città: l’antica Casa dei Macellai, trasformata in raffinato museo anche di strumenti musicali, il museo del folclore fiammingo, quello etnografico, l’antica borsa, il magnifico Museo Plantin Moretus sulla storia della stampa.

Tutto ciò non sarà che il punto di partenza del soggiorno, perchè la città di Rubens ha in serbo musei e offerte culturali tali da mettere con le spalle al muro il più frettoloso dei viaggiatori: come il Museo Reale di Belle Arti, quadro completo della pittura fiamminga dal Trecento ai contemporanei, il museo-laboratorio dei diamanti (Anversa è da antica data la depositaria, oltre che del commercio, dell’arte del taglio), o la casa di Rubens con le opere del maestro. Per chiudere, un eccellente compromesso tra natura e cultura: il museo di scultura all’aperto di Bettelheim intervalla gli spazi verdi di un grande parco con trecento pezzi di valore, da Rodin a Manz a Marini. Il parco si trova subito a sud del Ring, l’anello stradale che circonda per due terzi la città